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Donne Fittipaldi: Cinque donne per cinque vini

Le Donne Fittipaldi (foto tratta dal sito aziendale)

Casuale, come spesso accade, l’incontro col vino da parte di Maria Fittipaldi Menarini.
Casuale ma anche fatale, tanto d’aver coinvolto nel progetto tutta la parte femminile della famiglia.
In realtà due personaggi di sesso diverso svolgono un ruolo importante nel progetto Donne Fittipaldi, sono Giores (vero nome Giorgio Restelli), l’anima creativa, l’artista che si occupa del contenitore, ovvero bottiglie ed etichette, e l’enologo Emiliano Falsini, colui che si occupa del contenuto.

Azienda giovane quella di Donne Fittipaldi, nata nel 2004 con i primi impianti, in un territorio enologicamente giovane, com’è quel di Bolgheri, ma che sin da subito s’è posta all’attenzione delle critica enologica per lo stile e la qualità dei vini prodotti.
Cinque, con l’ultimo nato, appunto il “5”, come cinque sono le donne che si occupano a diverso titolo dell’azienda.

Nove gli ettari vitati, dove, assieme agli ormai classici vitigni bolgheresi-bordolesi: Cabernet Sauvignon e Franc, Merlot, e Petit Verdot, ne coesistono altri come l’Orpicchio, vitigno proveniente dalla Valdarno Superiore ed ormai quasi scomparso, ed il vitigno principe dell’Argentina (anche se di origine francese), ovvero il Malbec.
Una sfida dunque per queste cinque donne.

Abbiamo potuto assaggiare i cinque vini durante un pranzo organizzato per la stampa presso il Ristorante Pier 52 a Milano, ecco le nostre impressioni.

“5” Rosato Igt Toscana Frizzante Ancestrale 2018
Prima annata di produzione per questo vino prodotto a partire di uve Malbec, vitigno non molto comune nel territorio bolgherese.
La vendemmia viene effettuata con leggero anticipo per mantenere l’acidità dell’uva ed al contempo per non avere zuccheri in abbondanza (onde evitare un’elevata gradazione alcolica).
La fermentazione viene arrestata quando sono ancora disponibili 12-13 gr/litro di zuccheri, quindi il vino viene imbottigliato e qui riparte la fermentazione che rende il vino frizzante ed esaurisce gli zuccheri.
Circa 2.000 le bottiglie prodotte in questa prima annata.

Si presenta con un color rosa scarico, torbido (velato), d’altra parte è la tipologia che lo richiede.
Discretamente intenso al naso, con sentori di lieviti e farina (è appena stato imbottigliato).
Si esprime invece molto meglio alla bocca, dove troviamo un vino succoso, dotato di una buona cremosità, sapido, pare una birra all’inizio, poi compaiono sentori di piccoli frutti di bosco.
Un vino decisamente interessante e piacevolissimo a bersi, che sostituisce magnificamente (e con maggior goduria) una birra nei pomeriggi d’estate. E lo diciamo noi che non siamo propriamente amanti della tipologia.

 – “Lady F” Igt Toscana bianco 2017 (da uve Orpicchio)
L’Orpicchio è un vitigno sconosciuto ai più, anche se risulta inserito nel registro Nazionale delle varietà di vite sin dal febbraio 2007. I dati dell’ultimo censimento ISTAT relativi al 2010 stimano una superficie vitata di un solo ettaro, in Toscana. (Attualmente pare che gli ettari vitati siano due).
Il vitigno viene citato nel trattato “Sulle coltivazioni delle viti in Toscana” redatto nel 1854 da Giorgio Perrin, proprietario delle Tenuta Petrolo, in provincia d’Arezzo. Proprio nei dintorni di Petrolo sono state rinvenute, nel 1995, le ultime piante di questo vitigno.
Si tratta di una varietà dal grappolo compatto, a maturazione precoce (primi di settembre).
Sembrerebbe che attualmente  l’unica azienda a produrre un vino da questo vitigno sia Donne Fittipaldi che ha sovrainnestato marze di Orpicchio su ceppi di Sangiovese.
Le uve  sono sottoposte a criomacerazione, metà del vino s’affina in acciaio per sei mesi, mentre l’altra metà sosta per pari tempo in barriques nuove prima dell’assemblaggio.
La prima annata di produzione è stata la 2015, attualmente se ne producono circa 3.000 bottiglie.

Il colore è giallo paglierino luminoso di buona intensità.
Bel naso, intenso, con sentori di frutto giallo maturo (pesca) e note tropicali, leggeri accenni vanigliati.
Alla bocca si colgono sentori vegetali e note di vaniglia, buona la sua persistenza.

 – Bolgheri Rosso Doc 2016
Prodotto per la prima volta nel 2007 è frutto del classico blend bordolese/bolgherese, ovvero 50% Cabernet Sauvignon, 30% Merlot, 10% Cabernet Franc e 10% Petit Verdot.
La prima annata di produzione è stata la 2007, la fermentazione avviene con lieviti indigeno mentre l’affinamento si svolge in  barriques usate (dopo la fermentazione malolattica) per dodici mesi.
Se ne producono 40mila bottiglie/anno.

Color granato, profondo e compatto.
Intenso al naso, pulito, alcolico, speziato, presenta un bel frutto rosso connotato da note speziate, balsamico, con sentori di sottobosco e castagne al forno.
Dotato di buona struttura ma non pesante, intenso e succoso, con bella trama tannica, si colgono note affumicate/tostate e presenza di legno, lunghissima la sua persistenza.

 – Bolgheri Rosso Superiore Doc 2015
Vengono qui utilizzati gli stessi vitigni del precedente vino, cambiano solamente le percentuali: 30% Cabernet Sauvignon, 30% Merlot, 30% Cabernet Franc e 10% Petit Verdot.
Prodotto per la prima volta nel 2008, viene fermentato senza l’utilizzo di lieviti selezionati, l’affinamento prevede una sosta di 15 mesi in barriques in parte nuove.

Color granato di buona intensità con ricordi rubino.
Intenso ed elegante al naso, presenta note balsamiche e mentolate.
Fresco balsamico, mentolato, con bella trama tannica e sentori di frutto rosso dolce, lunga la sua persistenza.
Un vino notevole, giocato più sull’eleganza che non sulla potenza.

 – Igt Toscana “Malaroja” Malbec 2013
Seconda annata di produzione per quello che vuol essere  il più importante vino aziendale.
Uva Malbec, provenienti dalla Vigna Casa, fermentato con lieviti indigeni ed affinato in barriques, in parte nuove, per 15 mesi.

Color granato, profondo e luminoso.
Intenso al naso, balsamico, mentolato, con leggere note affumicate. Elegante.
Fresco, dotato di buona struttura, tutto giocato su note dolci, a partire dai tannini, mai aggressivi, frutto dolce, legno dolce, spezie dolci, lunga la persistenza.
Lorenzo Colombo