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R 2006 e Terlaner Primo Grande Cuvée 2016

E’ ormai tradizione, per la Cantina di Terlano, presentare ogni anno al Vinitaly un vino della linea “Rarità”, ovvero un vino che s’è avvalso di un lunghissimo affinamento in cantina prima d’essere imbottigliato.
Il primo di questi vini fu un Pinot Bianco, dell’annata 1979, messo in commercio all’inizio degli anni ’90.
Ed anche quest’anno è nuovamente un Pinot Bianco quello che abbiamo potuto assaggiare presso il loro stand al Vinitaly, l’annata è la 2006.

E’ stata la Cantina di Terlano la prima in Italia a dimostrare la longevità dei vini bianchi, l’idea fu dell’ex enologo della cantina, Sebastian Stocker, che, ispirandosi a quanto avveniva in alcune zone della Francia, pensò di lasciar affinare a lungo i vini sui propri lieviti, per donar loro complessità e longevità.
I vini della linea Rarità subiscono un primo passaggio in legno per un anno, quindi finiscono in vasche d’acciaio sui propri lieviti, e vi rimangono per un minimo di dieci anni, che però possono essere anche molti di più, se si pensa che ancor oggi sono stoccati in vasche d’acciaio, tra le 18 annate in affinamento, vini risalenti al 1979 (a proposito, sarebbe stato bello poterli assaggiare in occasione dei loro quarant’anni. Vedremo se sarà possibile quando ne avranno cinquanta).
L’idea di Stocker non è dunque stata abbandonata a Terlano e la tradizione di questi vini continua con il suo successore: Rudi Kofler.

Ma veniamo dunque al vino:

Alto Adige Terlano Doc Pinot Bianco “R” 2006
Le uve provengono da vigneti situati tra i 250 ed i 900 metri d’altitudine, situati su suoli costituiti da porfidi quarziferi, con esposizione sud, sud-ovest, la resa è di 42 hl/ettaro.
La fermentazione avviene in acciaio, quindi il vino, metà del quale subisce la fermentazione malolattica finisce in botti di grandi dimensioni per dodici mesi sui propri lieviti.
Trasferito in acciaio, vi rimane, sempre sui lieviti fini per almeno dieci anni.
3.340 le bottiglie prodotte in quest’annata.

Il colore è paglierino scarico, luminoso.
Intenso ed elegantissimo al naso dove si colgono note dolci e di canditi.
Fresco alla bocca, sapido, verticale, succoso, dalla lunghissima persistenza.

Dopo questo spettacolare vino ne abbiamo potuto assaggiare un altro, assai più giovane ma altrettanto splendido, questa volta si tratta di un blend di Pinot bianco, Chardonnay e Sauvignon le proporzioni dei quali variano dipendentemente dall’annata e che vedono comunque sempre come attore principale il Pinot bianco che, nell’annata in degustazione, la 2016 costituisce il 75% del vino, coadiuvato dal 23% di Chardonnay e dal 2% di Sauvignon.

Si tratta dell’Alto Adige Terlano Doc “Terlaner Primo Grande Cuvée” 2016

Prodotto per la prima volta nel 2011, le uve provengono dalla zona di Terlano, da vigneti di una certa età (40 anni per il Pinot bianco, 30 per lo Chardonnay ed il Sauvignon), che, dipendentemente dalla varietà, sono situati tra i 300 ed i 570 metri d’altitudine, con pendenze che arrivano in qualche caso al 70%, l’esposizione è sud, sud-ovest, i suoli sono d’origine vulcanica e subvulcanica, costituiti da porfido rosso, la resa è di 35 hl/ettaro.
La vendemmia è stata effettuata ai primi di settembre per il Sauvignon, a metà del mese per lo Chardonnay ed alla fine del mese per quanto riguarda il Pinot bianco.
La fermentazione avviene in botti da 12 ettolitri, sia la malolattica che l’affinamento si svolgono in botti per un periodo di dodici mesi, l’assemblaggio dei vari vini è stato effettuato nell’aprile 2018, mentre l’imbottigliamento il 10 ottobre dello stesso anno.
Dell’annata 2016 ne sono state prodotte 2.476 bottiglie.

Il colore è paglierino luminoso.
Elegante al naso, dove presenta leggere note vanigliate.
Sapido, ritroviamo al palato i sentori vanigliati uniti a quelli di confetto, molto elegante e dalla lunghissima persistenza.
Un vino di grandissima qualità.
Lorenzo Colombo