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Divin Orcia

Ernesto Gentili e Donella Vannetti

Non interessata dalle grandi vie di comunicazione, la Val d’Orcia ha conservato un fascino e una genuinità rare in questo mondo frenetico; panorami di incomparabile bellezza, “bucolici” come si diceva una volta, dolci colline costellate da campi coltivati, vigneti, oliveti, boschi, con una disposizione che pare fatta da un geniale architetto della natura, fauna numerosa ed a portata di vista; nei nostri ritorni notturni presso l’agriturismo nel quale eravamo alloggiati abbiamo incontrato numerosi caprioli e persino un istrice che passeggiava tranquillamente sulla strada sterrata, e se questo per gli abitanti del posto è pura normalità, non lo è di certo per noi cittadini, abituati a vedere questi animali solamente nei documentari televisivi.
Si tratta di un ampio territorio, inserito nel 2004, dall’Unesco, nel “patrimonio dell’umanità”, primo territorio rurale ad ottenere questo riconoscimento. Numerose le piccole cittadine di impronta medioevale sul territorio, ben conservate e restaurate senza stravolgimenti, Buonconvento, dove morì avvelenato l’imperato re Arrigo VII; Castiglione d’Orcia, che fu castello della famiglia degli Aldobrandeschi, con vicino Rocca d’Orcia, dominata dalla poderosa Rocca a Tentennano; la meravigliosa Pienza, disegnata come “città ideale”; Radicofani, signoria di Ghino di Tacco; San Giovanni d’Asso, nel cuore del territorio del tartufo delle crete senesi; San Quirico d’Orcia, con il suo maestoso Palazzo Chigi, al pianterreno del quale si è tenuta la manifestazione Divin Orcia; Trequanda, dove vengono prodotte alcune tra le più prestigiose terracotte da giardino. Che dire poi di Bagno Vignoni, con le sue antiche terme e la meravigliosa piazza-piscina, con acqua ad oltre cinquanta gradi centigradi.
Certamente una zona da riscoprire con più calma, magari nelle diverse stagioni, per recepire al meglio le sue diverse espressioni; vedremo di ritornarci.

Ebbene siamo stati in questo angolo di paradiso nel fine settimana dell’Immacolata, invitati dal Consorzio Vino d’Orcia, per la quarta edizione di DIVIN ORCIA, manifestazione itinerante, che si è svolta quest’anno a San Quirico d’Orcia, in contemporanea, ed ospitata dalla Festa dell’Olio, manifestazione che ha superato la quindicesima edizione e che richiama in questo bellissimo borgo una folla straripante, che viene ad assaggiare oltre che a rifornirsi dell’olio nuovo, appena franto, proposto lungo tutto il corso principale del paese.
Noi di Vinealia siamo spesso a zonzo per l’Italia, per partecipare alle più disparate manifestazioni dedicate al vino, ma vi possiamo assicurare che quasi sempre le scoperte più piacevoli si hanno da zone poco conosciute e non blasonate, dove capita che l’accoglienza sia più spartana, ma certamente più genuina, e offerta con spontaneità.
Come potremmo altrimenti definire l’accoglienza da “vecchi amici” che si ritrovano dopo tanto tempo offerta da Marisa, Lido e Roberto, di Poggio al Vento? Certamente da ricordare le buonissime torte casalinghe, preparate da Marisa, ed offerte copiosamente a colazione, unitamente a bruschette abbrustolite sul camino e cosparse abbondantemente di olio nuovo.
Ma di questo parleremo in altra occasione, quando andremo anche a descrivere le cantine che abbiamo visitato durante la nostra permanenza; veniamo dunque al motivo che ci ha spinti in Val d’Orcia, ovvero la presentazione dei vini Orcia Rosso, proposti principalmente nelle annate 2005 e 2006, ed in un caso anche 2004 e 2007.

La Doc Orcia è assai recente, come pure l’istituzione del Consorzio Vino d’Orcia; sono nati infatti entrambi nel 2000, il territorio è assai vasto, forse troppo, tredici i comuni interessati, con una varietà pedologica tale da esprimere un’ampia diversità di caratteri nella produzione delle diverse aziende. Buonconvento, Castiglione d’Orcia, Pienza, Radicofani, San Giovanni d’Asso, San Quirico d’Orcia e Trequanda i comuni interessati, e parte di quelli di Abbadia San Salvatore , Chianciano Terme, Montalcino, San Casciano dei Bagni, Sarteano e Torrita di Siena .
Un territorio troppo vasto e troppo difforme per rendere i vini facilmente identificabili; altro punto a sfavore, perlomeno dal punto di vista del marketing, l’essere questo territorio incastonato tra due denominazioni prestigiose, quali il Brunello di Montalcino ed il Nobile di Montepulciano, ed il conseguente e concreto rischio di voler scimmiottare, da parte dei produttori, i vini di questi ingombranti vicini; un errore secondo noi assolutamente da evitare.
Il consorzio di tutela punta alla valorizzazione di vitigni autoctoni quali “Sangiovese”,”Foglia Tonda”, “Colorino”, “Canaiolo” e altri vitigni internazionali riconosciuti dalla Regione Toscana. La Doc Orcia sta crescendo in quantità’ e qualità’, grazie a un territorio fortemente vocato, all’impegno dei produttori e anche grazie alla presidente, Donella Vannetti, giunta al suo terzo mandato.

LA DOC IN NUMERI
Attualmente il consorzio conta 33 aziende. Nel 2007 le uve prodotte dagli associati del consorzio sono state 4000 q.li rispetto ai 3200 q.li dell’anno precedente con un incremento del 25%. Lo stesso incremento non si è avuto sul numero delle bottiglie prodotte che è rimasto intorno ai 150.000 pezzi in quanto è relativo quasi esclusivamente alle annate 2005 e 2006.
Si prevede comunque nei prossimi anni un ulteriore aumento della produzione di uva e di bottiglie grazie a due ragioni: la prima è l’ingresso sul mercato di nuove cantine che hanno investito in nuovi impianti negli ultimi anni e che stanno entrando ora in produzione, la seconda riguarda lo sviluppo di altre realtà limitrofe al territorio che fungono da centri di conferimento per le uve di quei soci che sono produttori ma non vinificatori di uve Orcia: sono infatti molti i piccoli produttori convinti del grande potenziale della Doc Orcia.
Le iscrizioni all’albo della Doc Orcia sono 200 ettari per il rosso, 27 per il bianco e 5 per il vinsanto.

IL TERRITORIO E I VINI
L’ampiezza e la variabilità di questa area può rivelarsi anche un punto di forza, un territorio vasto e vario, per clima e pedologia, è in grado di dare prodotti vinicoli diversi a seconda delle richieste del consumatore. Se dai terreni costituiti prevalentemente da sabbie gialle e ubicate ad altitudini che oscillano intorno ai 500 metri s.l.m. si ottengono vini fruttati pieni, fini ed eleganti, nei terreni costituiti invece da scisti argillosi o con prevalenza di galestro o di Alberese, la potenza, la sapidità e pienezza del vino si fa sentire.

I VINI ORCIA (estratto del disciplinare di produzione)
Orcia Rosso: Sangiovese (minimo 60% ) più altri vitigni autorizzati dalla Regione Toscana ma non aromatici.
Entra sul mercato il 1° marzo dell’anno successivo alla vendemmia.
Orcia bianco: Trebbiano toscano (minimo 50%) più altri vitigni autorizzati dalla Regione Toscana ma non
aromatici. Entra sul mercato il 1° marzo dell’anno successivo alla vendemmia.
Orcia Vin Santo: Trebbiano toscano (minimo 50%) più altri vitigni autorizzati dalla Regione Toscana ma non
aromatici. Le uve scelte accuratamente sono sottoposte ad appassimento naturale ed ammostate tra il 1° dicembre dell’anno di raccolta e il 31° marzo dell’anno successivo. Invecchiamento obbligatorio per almeno tre anni nei tradizionali caratelli.

LA DEGUSTAZIONE
Veniamo ora alla degustazione, ventidue i vini proposti, che abbiamo rigorosamente assaggiato alla cieca, secondo un’abitudine ormai consolidata, che ci permette di essere il più obbiettivi possibile, nonostante l’enorme variabile data dalla soggettività; l’ordine di servizio è stato fatto seguendo l’elenco numerico dei prodotti, stilato dal consorzio, il servizio è stato impeccabilmente fornito da Sommelier Fisar.
Generalizzando abbiamo trovato una certa disomogeneità nei vari prodotti, dovuta ovviamente all’ampio margine di operatività fornito dal disciplinare; abbastanza comune invece l’uso massiccio delle barriques, con sentori di legno a volte troppo marcati, ed un tannino spesso aggressivo, che se da una parte garantirà longevità a questi vini, dall’altra pone problemi al loro consumo nell’immediato. Ad onor del vero, se questi vini verranno consumati, come dovrebbe essere, come accompagnamento al cibo, buona parte di questa precisazione non ha più ragion d’essere.
Nel complesso abbiamo trovato dei buoni prodotti, alcuni ottimi; pochissimi quelli connotati da problemi, in un caso un vino ormai stanco e spento, ed in pochi altri sentori animali e a volte non pulitissimi.

Elenchiamo e descriviamo sinteticamente, solamente i vini che secondo il nostro personalissimo parere hanno ottenuto le valutazioni più elevate.

 – Capitoni 2006, di Azienda agraria Capitoni Marco, Pienza (80% Sangiovese e 20% Merlot): dal colore rubino-granato luminoso, di discreta intensità; intenso al naso, dove si nota la frutta sotto spirito (ciliegia), note di smalto ed accenni di cioccolato; buon frutto maturo alla bocca, sentori di castagne al forno, bella trama tannica e buona persistenza. Un vino notevole, proposto per di più ad un prezzo veramente interessante. 18.000 le bottiglie prodotte, vendute a € 6,40 + iva ( 88+ il punteggio assegnato).

Orcia Sangiovese 2006, di Azienda agricola Poggio al Vento, Castiglione d’Orcia (Sangiovese in purezza): molto bello il colore, profondo, cupo, violaceo luminoso, non comune per un sangiovese; intenso al naso, con notevole frutto ed accenni di smalto; muscoloso in bocca, con tannino potente e legno deciso, buona la persistenza. 8.000 bottiglie, € 8,00 + iva (87 meno il punteggio)

Scorbutico 2006 di Azienda agricola Poggio Grande, Castiglione d’Orcia (60% Sangiovese, 25% Cabernet e 15% Syrah): rubino-granato luminoso il colore, molto bello; intenso ed al contempo elegante al naso, con un buon frutto; non molto strutturato alla bocca, tannino ben dosato e note tostate aggraziate (caffè), elegante e di buona persistenza. 2.000 bottiglie, € 9,00 (86/100)

Petruccino 2006 di Podere Forte, Castiglione d’Orcia (80% Sangiovese e 20 % Cabernet Sauvignon): bellissimo il colore, violaceo luminoso, intenso e profondo; notevole al naso, con frutta matura, legno deciso e sentori vanigliati; pulito al palato, strutturato, con tostatura decisa (caffè), tannino asciutto e buona persistenza. 5.000 bottiglie, € 22,00 (85-86/100)

Banditone Rosso 2006 di Azienda agricola Campotondo, Castiglione d’Orcia (90% Sangiovese ed il rimanente Merlot e Colorino): dal colore granato con ricordi rubini, luminoso; bel naso, elegante, con bel frutto e ricordi di castagna; buona la struttura, come pure il frutto alla bocca, legno deciso, caffè, tannini asciutti, buona la persistenza. 4.000 bottiglie € 7,50 (85+ il punteggio)

Orcia Rosso 2006, di Azienda agricola Sasso di Sole, Montalcino (Sangiovese in purezza): dal colore granato di media limpidezza; buona l’intensità olfattiva, un poco pungente, si percepisce la frutta speziata e l’uso del legno; buono il frutto alla bocca, con tannino deciso, un poco astringente (pelle di castagna), buona la persistenza. 3.300 bottiglie, prezzo non comunicato (84-85/100)

Il Primo 2005, di Azienda agricola Podernuovo, San Giovanni d’Asso (90% Sangiovese, 10% Cabernet Sauvignon): color granato-rubino, di buona intensità; prugna secca al naso, note speziate e sentori terziari (cuoio), buona l’intensità olfattiva; elegante in bocca e di buona struttura, tostato e con tannino deciso ed asciutto. 2.000 bottiglie vendute a € 20,00 (84/100)

Sesterzo 2005, di Azienda agricola Poggio Grande (Sangiovese in purezza): granato-rubino luminoso il colore, di media intensità; buona l’intensità olfattiva, con naso elegante dove si nota una leggera frutta speziata; di buona struttura alla bocca, con tannino asciutto e legno evidente, buona la persistenza. 5.000 le bottiglie a € 10,00 (84 meno la nostra valutazione)

Petrucci 2005, di Podere Forte (Sangiovese in purezza): violaceo profondo, cupo e luminoso, molto bello; di buona intensità olfattiva, con un bel naso, dove si percepiscono note di smalto ed un buon frutto; notevole la struttura, tannino deciso, legno in evidenza, con leggere note vegetali. 2.000 bottiglie a € 60,00 (84 meno meno il punteggio)

Invidia 2005, di Azienda agricola Trequanda, Trequanda (60% Sangiovese, il rimanente Cabernet e Merlot): molto bello il colore, rubino-violaceo, profondo e luminoso; intenso al naso, molto pulito, con frutta rossa matura in evidenza e note di smalto; buona la struttura, tannino un poco verde ed astringente (pelle di castagna). 3.500 bottiglie a € 6,50 + iva (83-84/100)

Atrium 2005, di Azienda agricola Mencarelli Sonia, San Giovanni d’Asso (Sangiovese in purezza): color granati luminoso, di media intensità; note terziarie al naso (cuoio e tabacco) e frutta in sottofondo (prugna secca); buona la struttura, con buon frutto e note tostate, tannino deciso ma non fastidioso, fin di bocca con ricordi di caffè. 1.300 bottiglie, € 5,50 + iva (83++ la valutazione)

Martin del Nero 2006, di Azienda agricola Resta, Buonconvento (Sangiovese in purezza): dal colore granato luminoso; intenso al naso, con note terziarie (cuoio); buono il frutto speziato alla bocca, con sentori tostati e tannino deciso. 1.500 bottiglie, proposte a € 10,00 (83/100)

Interessante inoltre la visita, effettuata nel pomeriggio di sabato, presso la vinsantaia, ed i locali di appassimento delle uve per la produzione di Vinsanto, dell’azienda Sampietri del Frà, situata nel centro storico di San Quirico d’Orcia.
In conclusione di giornata, e prima della cena, un approfondimento storico, a cura dell’enologo Andrea Mazzoni, dal titolo “La Val d’Orcia, dal calvario della mezzadria alla nobilitazione dell’Unesco”. Il professor Montori, nel suo intervento, ha ripercorso il cammino storico del territorio, a partire dai ritrovamenti di epoca etrusca, sino alla prima esplicita citazione di un vino della Val d’Orcia, ad opera di Enea Piccolomini (papa Pio II), per giungere infine alla definizione Dannunziana “Il paesaggio più virile d’Italia”.
Coinvolgente la descrizione degli usi e costumi, nel periodo della mezzadria, ad opera del dottor Tassoni; come pure l’analisi del paesaggio, ad opera dell’architetto Andrea Brogi, operata partendo dall’affresco “Il Buon Governo”, situato nel Palazzo Pubblico di Siena, e dipinto nel 1337 dal Lorenzetti.
Lorenzo Colombo

Pubblicato in origine su www.vinealia.org