Pandataria, il vino del confino
Pandataria è l’antico nome col quale, in epoca greca e romana veniva chiamati l’isola di Ventotene.
Situata ad una ventina di miglia marine ad ovest di Ischia, questa piccola isola, facente parte dell’arcipelago delle Isole Ponziane (o Pontine), vanta una superficie di poco inferiore ai 2 Kmq ed è famosa per essere stata spesso utilizzata come remoto luogo dove confinare le persone “indesiderate”.
Qui hanno “forzatamente” soggiornato diversi avversari politici del regime fascista come Sandro Pertini e i redattori del cosiddetto “Manifesto di Ventotene”, ovvero Altiero Spinelli, Ernesto Rossi e Eugenio Colorni.
Ma anche in tempi più remoti l’isola venne usata come luogo di confino e a tale scopo l’utilizzavano gli imperatori romani, basti pensare a Giulia, figlia di Augusto Ottaviano, confinata per “condotta immorale”, l’imperatore Tiberio vi confinò la nipote Agrippina e Nerone vi esiliò la prima moglie Ottavia.
Per quanto riguarda viticoltura e vino pare che durante l’epoca romana l’isola fosse famosa per la sua fertilità, veniva così utilizzata per la produzione agricola e quindi anche di vino.
Dopo la caduta dell’impero romano seguirono anni d’abbandono e le isole dell’arcipelago ponziano divennero rifugio di pirati e saraceni che le utilizzavano come base per le loro scorrerie sulla terraferma.
Nel XVIII secolo i Borboni le ripopolarono con coloni ischitani, la viticoltura rifiorì ed il vino veniva anche esportato.
Dopo il nuovo abbandono avvenuto a partire dagli anni Cinquanta del secolo scorso la viticoltura e la produzione di vino sono timidamente riprese nel 2013 quando Luigi Sportiello, discendente da uno di quei coloni sbarcati a Ventotene nelle seconda metà del Settecento, ha fondato l’azienda Candidaterra.
L’azienda e il vino
Candidaterra, che prende il nome da Santa Candida, patrona dell’isola, è composta da due ettari di vigneto posti nella parte centrale dell’isola, la prima produzione risale all’annata 2017 ed attualmente le bottiglie prodotte sono circa 10.000 suddivise in due etichette una delle quali di Spumante Brut prodotto in circa 1.500 bottiglie con il Metodo Charmat.
I due vini riportano in etichetta lo stesso nome “Pandataria” e sono affidati, per quanto riguarda la parte enologica, alle sapienti mani di Vincenzo Mercurio che collabora con l’azienda di Luigi Sportiello sin dall’inizio della sua avventura.
Il vino che andiamo a degustare è un semplice “Vino Bianco” frutto di un blend tra Falanghina, Fiano e Greco provenienti da un vigneto messo a dimora parte nel 2013 e parte nel 2016, allevati a Guyot hanno una densità d’impianto di 3.500 ceppi/ha.
Il suolo è di natura vulcanica, sabbioso ed argilloso e l’esposizione è Sud-Ovest.
Le uve vengono vendemmiate nella prima decade del mese di settembre e la vinificazione è molto semplice, ovvero fermentazione ed affinamento si svolgono in vasche d’acciaio dove il vino riposa sulle fecce fini per sei mesi prima d’essere imbottigliato.
Trattandosi di “semplice” Vino Bianco, in etichetta non viene riportata l’annata della vendemmia che si può comunque desumere dal numero di lotto riportato in etichetta e che si riferisce all’imbottigliamento, in questo caso troviamo LV/2021 che ci fa desumere che il vino sia dell’annata 2020.
In etichetta troviamo quindi:
Candidaterra
Pandataria
Il vino del Confino
Vino Bianco
Il suo colore è paglierino di media intensità.
Intenso al naso, verticale, fruttato, fresco ed agrumato, pompelmo e lime, frutta a polpa bianca, mela, sentori di menta selvatica, salvia e basilico, accenni di mandorle, ampio ed elegante.
Fresco, decisamente sapido, verticale e minerale, agrumato, erbe aromatiche, leggeri accenni sulfurei, bella la vena acida e lunga la persistenza.
Un vino dalla notevole qualità.
Lorenzo Colombo