Igt Lazio Rosato “Ramatico” 2020 – Antonella Pacchiarotti
L’azienda di Antonella Pacchiarotti nasce nel 1998 ed è situata a Grotte di Castro, le vigne, poste a circa 500 metri d’altitudine s’affacciano sul Lago di Bolsena.
Particolarissima è la cantina risalente al XVII secolo (l’abbiamo visitata tre anni fa), completamente scavata nel tufo s’innabissa nel sottosuolo con tre gallerie spingendosi sino al centro del paese.
La quasi totalità della produzione è imperniata sul vitigno Aleatico che viene interpretato in numerose modalità tra le quali spicca il vino che ci accingiamo ad assaggiare, prodotto per la prima volta nel 2015.
L’Aleatico è un vitigno molto antico, secondo il Trinci è stato introdotto dai Greci in Italia, soprattutto in Puglia e nel Lazio.
Attualmente la sua diffusione è piuttosto limitata, i dati del censimento ISTAT del 2010 ne registrano unicamente 333 ettari suddivisi principalmente tra Lazio, Puglia e Toscana (Isola d’Elba); nel censimento del 1970 ne registrava oltre 2.400 ettari.
Trattandosi di un vitigno aromatico viene utilizzato principalmente per la produzione di vini dolci, passiti e liquorosi come l’Aleatico di Gradoli, l’Elba Aleatico Passito e l’Aleatico di Puglia.
Ultimamente, data la crisi nella quale vertono i vini passiti e liquorosi, diversi produttori lo vinificano come vino secco e rosato.
Il vino
Le uve, Aleatico in purezza, provengono da un vigneto posto a 450 metri d’altitudine su suolo di natura vulcanica, il sistema d’allevamento è a Cordone speronato con densità d’impianto di 5.000 ceppi/ettaro.
per poter estrarre il particolare color rame le uve rimangono in pressa, dopo la pigia-diraspatura, per circa un’ora, la fermentazione avviene in vasche d’acciaio dove il vino sosta in affinamento per otto mesi.
Particolare il color rame, luminoso.
Intenso al naso, elegante, vi si colgono sentori d’erbe officinali essiccate.
Succoso e strutturato, sapido, con bella vena acida e leggeri accenni tannici, vi ritroviamo i sentori d’erbe officinali uniti a note di scorza d’arancio candita, molto lunga la sua persistenza su accenni mentolati.
Un vino in forma smagliante, ad oltre cinque anni dalla vendemmia, ulteriore riprova che i vini rosa (se fatti bene) resistono ben oltre la loro (erroneamente stimata) breve vita.
Lorenzo Colombo