Feudo Disisa e la Doc Monreale
Milano, è un lunedì afoso di metà giugno e l’invito è per una degustazione di vini.
In realtà’ quello che ci apprestiamo a fare èun viaggio a ritroso nel tempo in una terra fantastica, molto ambita proprio perché situata in mezzo al mare Mediterraneo tanto da essere definita ombelico del mondo antico.
Trinacria come fu denominata dai greci, Sicilia ai nostri giorni, è stata terra di grandi conquiste e ha subito varie dominazioni non solo per la posizione strategica, ma soprattutto per la ricchezza del suo territorio dato da grandi vallate fertili dove hanno trovato dimora la vite, l’ulivo, il grano e ogni sorta di agrume.
Sono molti i popoli che sono giunti su quest’isola: Greci, Cartaginesi, Arabi e Normanni solo per citarne alcuni ed è proprio sotto questi ultimi che affonda le radici e la storia questo possedimento.
Il Feudo Disisa il cui nome deriva da una parola Araba “AZIZ”che significa “la splendida” usato per descrivere la magnificenza della conca d’oro con i suoi ricchi terreni coltivati.
Nel XII secolo il re Normanno Guglielmo ll, detto “il buono” possessore di queste terre, per un’opera di pacificazione con le città siciliane avverse alla corona, donò questi possedimenti all’Arcivescovo di Monreale per la costruzione e il mantenimento del duomo.
Famiglia Di Lorenzo
Di seguito l’arcivescovado la diede in enfiteusi ad una famiglia della aristocrazia palermitana, dandole regole di conduzione e autorizzando la coltivazione della vigna vietata in tutte le altre masserie della zona. Con l’abolizione dei privilegi feudali e dell’esercizio del potere temporale da parte delle autorità ecclesiastiche nel 1867 il feudo fu acquistato dall’arciprete Niccolò Di Lorenzo, e da allora è rimasto legata alla famiglia Di Lorenzo che è giunta ormai alla quinta generazione.
Facciamo poi un balzo fino alla fine degli anni ‘40 e primi anni ‘50 del secolo scorso, quando con la riforma agraria voluta dallo Stato, si volle smantellare il latifondo con l’espropriazione e la ridistribuzione delle terre a favore dei contadini per modernizzare l’agricoltura e placare le lotte dei braccianti. Fu così che il feudo passò dai 700 ettari agli attuali 400 e di questi oggi ne contiamo un centinaio vitati e poco meno di 70 per la coltura dell’olivo dove le cultivar sono Cerasuolo, Nocellara e Biancolilla.
La produzione vinicola è sempre stata orientata alla produzione di vini perlopiù da taglio con grande sostanza colorante ed elevata alcolicità’.
La svolta moderna della cantina avviene nel 1984, quando si inizia la sperimentazione di vitigni non autoctoni anche internazionali, mettendo a dimora le più svariate varietà e testando diversi tipi di allevamento. Le uve prodotte in collaborazione con la cantina di Marsala venivano sottoposte a micro-vinificazioni per testare il potenziale qualitativo.
Per questo ad oggi le varietà prodotte oltre a quelle autoctone e tradizionali siciliane Grillo, Inzolia, Cataratto, Nero d’Avola e Perricone sono state affiancate Chardonnay, Cabernet Sauvignon, Merlot e Syrah che sono le varietà’ che hanno trovato rispetto ad altre il giusto terroir per dare vini di grande espressione. Ne è esempio lo Syrah che nella zona di Monreale ha trovato un ambiente ideale. Per questo il Feudo Disisa vuole dare un’identità’ più specifica al territorio producendo la Doc Monreale , oltre a produrre utilizzando la Denominazione Sicilia che essendo immensa come territorio e con 70 varietà consentite non può’ dare valore a singoli territori specifici.
La degustazione
– Rene’ Metodo Classico Doc Sicilia
Dedicato al patron dell’azienda Renato detto “ Rene’”.
Chardonnay 100% Millesimo 2017, 60 mesi sui lieviti Pas Dose’.
Colore giallo paglierino carico con riflessi dorati.
Naso: agrume dolce, frutta gialla matura e leggera nota tostata.
Pieno in bocca corrispondente alle note agrumate e ad una dolce nota tostata.
Spuma fine, intensa e di buona persistenza, discreta la freschezza.
– Metodo Classico Brut Rosé Doc Sicilia
Nero d’ Avola 100%, 24 mesi sui lieviti
Colore: rosa cipria tenue
Naso: ribes rossi e petali di rosa appassita
Bocca: una beva piena, piacevole, fruttata, sapida e con una buona freschezza.
Bolla fine e delicata.
– Grillo Doc Sicilia 2025
Grillo 100%
Colore: giallo paglierino scarico
Naso: frutta tropicale, fiori di zagara e erbe aromatiche
Bocca: intensa la nota fruttata, poi emergono note d’erbe mediterranee, buona la persistenza.
– Chara Doc Sicilia 2025
Catarratto 50% e Insolia 50%
Colore: giallo paglierino scarico con riflessi verdolini
Naso: pesca e fiori che virano su note quasi balsamiche.
Bocca: frutto leggero che arriva ad una freschezza leggermente piccante di zenzero.
– Lu Bancu Doc Monreale 2024
Nome legato ad una antica leggenda popolare che narra di un tesoro nascosto nel Feudo Disisa e mai trovato
Catarratto 100%
Colore: giallo paglierino di buona intensità
Naso: Fiori di ginestra, frutta gialla molto matura e nota minerale evoluta
Bocca: struttura ampia, avvolgente e poi spiccata mineralità, sapida, con una buona persistenza.
– Granmassenti Doc Monreale 2022
Perricone 100%
Colore: Rosso rubino molto intenso con riflessi violacei.
Naso: Ampio di frutta rossa surmatura, acciuga, spezia e sottobosco
Bocca: rotondo, tanto frutto, legni dolci con un finale fresco e balsamico.
– Krisos Doc Sicilia Vino Da Dessert
Krisos ê il nome Greco dell’antico villaggio vicino al feudo
Grillo 100% da vendemmia tardiva
Colore: giallo dorato intenso tendente all’ambrato
Naso: profondo, albicocca disidratata, miele, scorza di arancia candita
Bocca: avvolgente, morbido, scorza di agrume candita, di grande freschezza, finale lungo, intenso e piacevole.
In conclusione ancora una volta la Sicilia ci stupisce con vini di grande bevibilità sostenuti da una grande freschezza e sapidità.
Approviamo in pieno la scelta di Feudo Disisa di dare un’identità vitivinicola del territorio con la più specifica utilizzando le varietà autoctone storiche ma anche con l’apertura a nuovi vitigni internazionali e non perché è la contaminazione che ha reso quest’isola posta al centro del “mare nostrum “ una terra ricca culturalmente e dalle mille tradizioni.
Fumagalli Luca Patrizio