Brachetto Time a convegno…

Nell’ambito della sesta edizione della manifestazione “BRACHETTO TIME”, che si è tenuta nell’ultimo fine settimana d’Agosto ad Acqui Terme si è svolto il convegno “Acqui in Bocca! Mercato e trend del consumo del Brachetto e dei vini aromatici nel mondo”.
Aperto da Paolo Ricagno, presidente del Consorzio tutela vini d’Acqui, e con la partecipazione di numerosi addetti ai lavori, anche stranieri, il convegno ha tentato di sviscerare le problematiche di cui soffre – in questo momento di ristagno economico – il mondo del vino, con particolare riguardo alla tipologia dei vini aromatici, e nello specifico relativo al Brachetto.
Ricagno ha fornito quindi alcuni numeri relativi al Brachetto d’Acqui: 1.300 ettari vitati, suddivisi tra 750 viticoltori; 26 comuni coinvolti nella produzione situati attorno alla città di Acqui Terme, 8 dei quali situati in provincia di Alessandria, e 18 in quella di Asti; 16 aziende produttrici, 18 cantine cooperative, 24 aziende di imbottigliamento; 8 milioni di bottiglie prodotte.
L’intervento dell’inglese Paul Medder, focalizzato su una ricerca svolta da Wine Intelligence, sulle abitudini di acquisto e consumo, e sulle preferenze di vitigno da parte di dei consumatori di 18 paesi, e ristretta nell’esposizione a 5 paesi consumatori: Danimarca, Germania, Regno Unito, Usa e Giappone ha evidenziato grandi differenze di abitudini di consumo e notevoli note curiose.
Ad esempio, da questa ricerca emerge che mentre gli anglosassoni consumano più volte alla settimana, soprattutto vino rosso, con un occhio di riguardo al prezzo, i giapponesi lo consumano poche volte al mese, preferibilmente bianco, adottando il prezzo come parametro di qualità.
I maggiori estimatori dei vini dolci, categoria alla quale il Brachetto appartiene, sembrano essere i danesi (34%), anche se la maggior parte non conosce il Brachetto, mentre i maggiori consumatori di vini con le bollicine sono i tedeschi (69%) ed i giapponesi apprezzano maggiormente gli spumati rosé. Estremamente variabile il target relativo all’età dei consumatori della tipologia “vini dolci”, soprattutto giovani in Giappone, ultracinquantenni nel Regno Unito.
Ultima nota è data dal fatto che nei paesi nordici il concetto di vino da fine pasto è decisamente legato a prodotti quale il Porto e simili.
Gianni Zonin, e su questo parecchi partecipanti al convegno hanno convenuto, ha individuato nella poca alcolicità il punto di forza del nostro vino, mentre decisamente più approfondito è stato l’intervento di Enrico Viglierco, direttore dell’azienda Banfi che ha evidenziato le diverse modalità di consumo dei vini dolci nell’ambito delle diverse culture dei paesi consumatori, quindi non solo vino da dessert, ma anche da aperitivo, se non da tutto pasto.
Una delle problematiche di cui soffrono i cosiddetti vini da fine pasto – nell’analisi del giornalista Rai, Amando – è data dal grosso problema legato al limiti del tasso alcolemico, quindi è molto più facile che durante un pasto, dopo aver bevuto vino come aperitivo e come accompagnamento delle diverse pietanze, si rinunci su quei prodotti alcolici che normalmente si consumano in chiusura, tra cui appunto i vini da dessert.
L’assessore all’agricoltura della regione Piemonte, Mino Taricco, ha evidenziato il consumo “emozionale” del Brachetto, e ne ha fortemente consigliato la sua valorizzazione come “espressione di un territorio”.
Matteo Pinna Berchet, manager della catena di ipermercati Carrefour, ha rilevato l’estrema stagionalità nella vendita degli spumanti dolci (50% a Dicembre, con una punta del 60% relativa al Brachetto, e 15% nel periodo pasquale), facendo notare il prezzo piuttosto elevato del nostro vino aromatico in rapporto alla tipologia di clientela, anche se l’obbiettivo aziendale non è tanto il basso prezzo dei prodotti venduti, ma piuttosto il loro rapporto qualità/prezzo.
Il redattore della rivista “The Danish Sommelier”, Jorgen Aldrich, ottimo conoscitore dell’Italia, nella sua analisi ha evidenziato alcuni punti fondamentali relativi al consumatore Danese: lo spazio riservato ai vini da dessert è minimo; il concetto di vino dolce, come già emerso precedentemente, è legato al Porto; nonostante il vino italiano risulti al quarto posto nelle importazioni, dopo Cile, Francia ed Australia, il Brachetto è un vino pressoché sconosciuto, anche se quando viene fatto assaggiare risulta molto apprezzato.
Dopo gli interventi di Massimo Fiorio, segretario della Commissione Agricoltura della Camera dei Deputati, e di Lorenzo Piccioni, senatore e vicepresidente della Commissione Agricoltura del Senato, ha concluso il dibattito Paolo Ricagni, ribadendo la necessità, per la città di Acqui e i suoi ristoratori, di promuovere e valorizzare maggiormente il loro prodotto principe, il Brachetto.

Nel pomeriggio, dopo un veloce buffet, si sono potute visitare due aziende del territorio; la prima è stata la Vigna Regali di Strevi, di proprietà della Banfi, che l’ha acquisita nel 1979, acquistando la precedente azienda Buzzoni. Azienda fortemente legata al territorio, vi si producono numerosi vini tipici piemontesi, dalla Barbera al Gavi, dal Brachetto al Moscato sino al Metodo Classico Alta Langa. Dopo una visita alla cantina, dove abbiamo potuto assistere anche ad alcune fasi della produzione, si sono potuti assaggiare alcuni vini aziendali, tra cui, oltre al Brachetto, due Spumanti Alta Langa di cui uno rosé ed il raro Albarossa, vitigno creato nel 1938 dal professor Dalmasso, incrociando Nebbiolo e Barbera.
La seconda cantina è la Viticoltori dell’Acquese, situata a metà stada tra Acqui e Strevi, una nuova struttura moderna ed imponente dove il legno la fa da padrone. La nuova società di gestione: Winea, nata nel 2008, può contare sugli oltre 1.300 ettari degli oltre 650 soci conferitori e ha una capacità di produzione di oltre 100.000 ettolitri di vino. Anche in questa sede abbiamo avuto l’opportunità di assaggiare due Brachetto, in versione spumante e tappo raso.
Lorenzo Colombo
 

pubblicato in origine su www.vinealia.org

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