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Castello La Leccia

I primi documenti che citano il Castello La Leccia risalgono al 1077, da allora il suo nome viene spesso menzionato il merito ad avvenimenti storici, ma anche per la produzione di vino.
Ci sono infatti delle lettere, inviate da Andrea Ricasoli (la famiglia Ricasoli dominò sul castello ed i suoi circondari al partire dalla metà del 1400) che riferiscono della distruzione di botti di vino durante le numerose guerre tra Firenze e Siena: “et da dugento barili di vino era nella cantina et nelle botti tutto versarono…”.
Il castello ed il suo borgo vennero acquistati nel 1920 dalla famiglia Daddi, restaurato dopo anni di lavoro nel 2012 è nuovamente passato di proprietà nel 2018, acquistato dall’imprenditore svizzero Rolf Sonderegger.
La direzione dell’azienda, che comprende anche un’importante parte dedicata all’ospitalità, composta da un agriturismo dotato di dodici suite e da un ristorante, è stata affidata a Guido Orzalesi che ha già ricoperto simili incarichi sia a Montalcino che nell’orvietano e che s’è impegnato, oltre che a migliorare ulteriormente la qualità dei vini, già di per sé molto elevata, a far conoscere maggiormente il brand aziendale, operazione quest’ultima, della quale la precedente proprietà non s’era più di tanto occupata.

Castello La Leccia s’avvale inoltre della consulenza agronomica di Ruggero Mazzilli, mentre per la parte enologica la consulenza è stata affidata a Paolo Salvi.
L’azienda dispone di 170 ettari dei quali quattordici a vigneto in produzione più altri tre ettari da poco messi a dimora.
Sono cinque i vigneti che s’estendono attorno alla proprietà, collocati tra i 300 ed i 500 metri d’altitudine, su suoli galestrosi, con esposizione Sud, Sud-Ovest, vi si coltiva principalmente Sangiovese, oltre a piccole quantità di Malvasia nera e di Syrah.
Nel 2018 è stato modificato il sistema d’allevamento, dal Cordone speronato si è passati al Guyot, ritenuto in grado di fornire maggior uniformità alla qualità delle uve.
L’azienda è certificata BIO sin dal 2013.

I vini degustati:

 – Igt Toscana Rosso “Vivaio del Cavaliere” 2018
Blend di 75 % Sangiovese, 22% Malvasia Nera, 3 % Syrah, i vigneti sono collocati tra i 350 ed i 500 metri d’altitudine, allevati a Guyot su suoli argillosi, limosi e sabbiosi, con esposizione Sud, Sud-Ovest e con densità d’impianto variabile dai 4.550 ai 5.200 ceppi/ettaro, la resa s’attesta sui 45 q.li/ha.
L’età delle vigne varia dai nove ai quindici anni.
La vendemmia si svolge in settembre, la vinificazione in vasche d’acciaio e la maturazione in cemento.
Prodotto per la prima volta nel 1980, ne sono state prodotte, nel 2018, 13.000 bottiglie.

Il colore è rubino luminoso.
Al naso emerge una ciliegia scura unita a note floreali e sentori di spezie dolci, vaniglia e tabacco.
Alla bocca troviamo un vino fresco, con tannini morbidi, sapido, fruttato (ciliegia e susina), succoso, mediamente strutturato, con accenni pepati e buona persistenza, di piacevole e facile beva.

 – Chianti Classico Docg 2017
Sangiovese in purezza proveniente dalle stesse vigne del Vivaio del Cavaliere, la vinificazione si svolge in vasche d’acciaio quindi in vino matura per dodici mesi parte in barriques e parte in botti da 25 ettolitri.

Prodotto per la prima volta nel 1950.
La produzione di quest’annata è stata di 20.000 bottiglie.

Color rubino-granato luminoso.
Intenso al naso, floreale, frutto rosso maturo, note balsamiche e mentolate, speziatura delicata, leggeri accenni selvatici.
Mediamente strutturato, asciutto, con tannino esuberante e tenui note speziate piccanti e leggermente vegetali.

 – Chianti Classico Docg Gran Selezione “Bruciagna” 2015
Anche per questo vino s’utilizza unicamente Sangiovese, proveniente da un vigneto di circa tre ettari suddiviso in due parti separate da un boschetto e collocato tra i 380 ed i 500 metri d’altitudine.
Le vigne, allevate a Guyot con densità di 4.500 ceppi/ettaro, hanno 18 anni d’età e danno una resa di 30 q.li/ettaro.
Vinificato in acciaio s’affina per 30 mesi parte in tonneaux e parte in barriques.
3.000 le bottiglie prodotte di quest’annata.

Color granato di buona profondità.
Naso maturo, ampio ed elegante, frutto rosso, ciliegia, marasca, note dolci di vaniglia e tabacco, accenni balsamici.
Strutturato ma dal buon equilibrio complessivo, con buona trama tannica (tannini dolci), tornano le note di frutta rossa matura, lunga la sua persistenza su sentori di liquirizia.
Lorenzo Colombo