I vini del Vesuvio di Casa Setaro
Casa Setaro è un’azienda di recente costituzione fondata nel 2004 da Massimo Setaro e dalla moglie Maria Rosaria che s’avvale però di vigneti storici, in buona parte franchi di piede ed in alcuni casi prefilosserici (grazie ai suoli sabbiosi, inospitali per la fillossera, le viti sono coltivate ancora a piede franco e piantate con l’antico sistema della propaggine, ovvero interrando un tralcio per poi tagliarlo una volta che ha sviluppato un proprio apparato radicale).
Situata a Trecase, alle pendici del Vesuvio, fronteggia il mare godendo così di un’ottima ventilazione che mantiene le uve sane.
L’azienda dispone di 18 ettari vitati suddivisi in numerosi appezzamenti, tutti posti all’interno del Parco Nazionale del Vesuvio, i suoli sono di natura vulcanica composti da sabbie, lapilli e rocce di antiche colate vulcaniche.
Casa Setaro ha puntato sui vitigni locali, primo fra tutti il Caprettone uva in passato confusa con la Coda di Volpe e riconosciuto come varietà a sé state –e di conseguenza inserita nel Registro Nazionale delle Varietà di Vite- nel 2014, nell’areale vesuviano se ne contano attualmente un centinaio d’ettari.
Altro vitigno importante per la zona è il Piedirosso -uva a bacca rossa- localmente chiamato Per’ e palummo a causa del colore che assumono il rachide e i racimoli all’approssimarsi della piena maturazione del grappolo.
Il vitigno, a volte utilizzato in regione in abbinamento all’Aglianico, in provincia di Napoli e specialmente nell’area vesuviana assume un ruolo da protagonista avvalendosi delle caratteristiche del suolo vulcanico ricco di fosforo e potassio.
Nei vigneti aziendali trovano posto, seppur in misura minore, altri vitigni prettamente campani ovvero il Fiano, il Greco e la Falanghina per quanto riguardano le uve a bacca bianca e l’Aglianico tra i vitigni a bacca scura.
Abbiamo avuto l’opportunità di assaggiare alcuni vini di quest’azienda nei primi giorni di febbraio presso l’Osteria di Brera a Milano, in compagnia del proprietario Massimo Setaro.
Tutti i vini degustati –a parte lo spumante Metodo Classico- appartengono alla Doc Vesuvio ed in particolare alla tipologia Lacryma Christi, sia bianca che rossa.
Tra le varie tipologie della Doc Vesuvio spicca infatti la tipologia Lacryma Christi prodotta sia bianca che rossa e rosata, la versione bianca può essere prodotta anche in versione spumante, passita, e liquorosa, mentre quella rosata può essere anche vinificata anche nella versione spumante.
Nella versione Bianca il vino prevede come vitigni principali il Caprettone ed il Coda di Volpe, mentre in quelle Rosso e Rosato entra in gioco, come vitigno principale il Piedirosso.
L’azienda Casa Setaro preferisce utilizzare i due sopracitati vitigni in purezza, ovvero Caprettone e Piedirosso.
Ecco quant’abbiamo potuto degustare:
– Metodo Classico Brut “Pietrafumante” 2022
Prodotto con uve Caprettone provenienti da un vigneto franco di piede situato nell’Alto Tirone a 350 metri d’altitudine, il sistema d’allevamento è a Guyot.
Il vino che viene affinato in bottiglia sui lieviti per 30 mesi è stato prodotto per la prima volto con l’annata 2009.
Curioso il fatto d’aver assaggiato due bottiglie (di lotti differenti) assi diverse organoletticamente tra loro.
La prima bottiglia si presentava con un color tra l’oro antico ed il paglia.
Discretamente intensa al naso dove si coglievano sentori vegetali che rimandavano al fieno ed alle erbe essiccate, inoltre vi abbiamo riscontrato note di mela matura.
Intenso e sapido al palato il vino presentava leggeri accenni tannici, sentori di buccia di mela e note citrine d’agrumi, buona la sua effervescenza e lunga la persistenza.
Uno stile leggermente ossidativo che abbiamo comunque apprezzato.
Completamente diversa la seconda bottiglia, già dal colore, paglierino con riflessi verdolini.
Anche in questo caso il naso è di media intensità, cambiano però i profumi che spaziano dal floreale alla frutta a polpa bianca ed agli agrumi, con una leggera nota vegetale.
Alla bocca troviamo un vino fresco, dalla buona verticalità e con una bella vena acida, decisamente sapido presenta note citrine d’agrumi freschi e leggeri accenni di mela, lunga la sua persistenza.
Due stili assai diversi ma entrambi piacevoli.
– Lacryma Christi del Vesuvio Doc Rosato “Munazei” 2024
Da uve Piedirosso a piede franco allevate a Guyot a Tirone della Guardia, il vigneto è situato tra i 250 ed i 300 metri d’altitudine.
La vinificazione prevede una sosta sulle bucce per quatto/sei ore, l’affinamento avviene in vasche d’acciaio dove il vino rimane per sei mesi.
Color rame, intenso.
Discreta la sua intensità olfattiva, sentori d’erbe aromatiche e leggeri accenni di radici.
Sapido, strutturato e succoso, lunga la sua persistenza.
Un vino particolare, assai diverso dalla maggior parte degli altri vini rosa.
– Lacryma Christi del Vesuvio Doc Bianco “Munazei” 2024
Da uve Caprettone a piede franco provenienti da un vigneto situato a Bosco del Monaco posto a 250 metri d’altitudine è condotto a Guyot.
Vinificazione in vasche d’acciaio dove il vino d’affina per sei mesi.
Giallo dorato intenso, quasi oro antico.
Mediamente intenso al naso, sentori vegetali di fieno ed erbe essiccate, decise note di mela matura.
Intenso al palato dove emerge nuovamente il sentore di mela, fresco e di buona vena sapida, buona la sua persistenza.
– Vesuvio Doc Bianco “Contradae 61-37” 2021
Blend di Caprettone (50%), Greco (30%) e Fiano (20%) provenienti da un vigneto di cinque ettari a piede franco situato a 150 metri d’altitudine a Bosco del Monaco, il sistema d’allevamento è a Guyot.
Frutto di una doppia vendemmia per ogni vitigno, viene vinificato ed affinato per un anno in vasche d’acciaio, la prima annata di produzione è stata la 2019.
Color tra il giallo paglia e l’oro antico.
Media la sua intensità olfattiva, sentori di fieno ed erbe essiccate, accenni di frutta a polpa gialla.
Dotato di buona struttura, sapido e molto succoso, bel frutto, mela, leggere note piccanti, lunghissima la persistenza.
Vino di ottima qualità, è quello che maggiormente abbiamo apprezzato.
– Lacryma Christi del Vesuvio Doc Rosso Riserva “Don Vincenzo” 2021
70% Piedirosso, 30% Aglianico provenienti da vigneti situati tra i 250 ed i 350 metri d’altitudine a Bosco del Monaco e Tirone della Guardia, il sistema d’allevamento è il Guyot.
Dopo la fermentazione il vino s’affina in botti di rovere francese di grandi dimensioni per 24 mesi.
Profondissimo il colore, quasi nero, unghia color rubino.
Discreta la sua intensità olfattiva, frutta a bacca scura, note speziate, leggeri accenni di legno.
Dotato di buona struttura, intenso e succoso, note piccanti, pepate, bella trama tannica, legno ancora percepibile anche se ben gestito, molto lunga la persistenza che chiude su leggeri sentori di radici.
Lorenzo Colombo