Il Moscato Passito di Saracena
Saracena
Tra le diverse tappe inserite nel programma del Concours Mondial de Bruxelles, una tra le più curiose ed interessati è stata quella che ci ha portato a Saracena, comune situato a 600 metri d’altitudine in provincia di Cosenza.
Qui si produce un vino molto raro, il Moscato Passito di Saracena, già conosciuto nel ‘500 e presente sulla tavola di Papa Pio IV ed attualmente inserito tra i Presidi di Slow Food come vino e pratica enologica da salvare.
Questo vino viene ottenuto con un particolare procedimento che vede l’utilizzo di quattro vitigni: Moscatello, Malvasia, Guarnaccia e Odoacra.
Il Moscatello di Saracena non è altro che un sinonimo del Moscato bianco (o Moscato di Canelli), mentre l’Odoacra è una rarissima varietà (non inserita nel registro Nazionale delle Varietà di Vite) presente unicamente nel territorio di Saracena.
Cantine Viola
Le uve di Moscatello e Odoacra (chiamata in luogo Duraca o Adduroca) vengono vendemmiate ai primi di settembre ed i grappoli sono posti su graticci, situati all’ombra, ad appassire per circa un mese.
Circa un mese dopo vengono raccolte le uve di Guarnaccia e Malvasia ed il mosto che se ne ricava viene posto a bollire sino a ridurlo di un terzo.
Nel frattempo vengono accuratamente selezionati gli acini appassiti di moscatello ed Odoacra che vengono delicatamente pigiati, quindi i due mosti vengono uniti.
I lieviti naturali, presenti sulle bucce, innescano la fermentazione alcolica che si protrae per un paio di settimane, dopo alcuni travasi in circa sei mesi il vino è pronto per l’imbottigliamento.
Il vino presenta in genere un colore ambrato più o meno intenso e un particolare profilo aromatico che rimanda a datteri, fichi secchi, miele, mandorle mentre al palato è caratterizzato da un buon equilibrio tra acidità e dolcezza e da una lunghissima persistenza con una tipica e piacevole nota amaricante sul fin di bocca.
La produzione di questo vino è assai limitata, sono circa 20.000 le (mezze) bottiglie prodotte da uno sparuto gruppo di aziende delle quali abbiamo assaggiato i vini, eccole:
Diana
– Az. Agr. Diana – Annate assaggiate 2016 e 2017
Le vigne, condotte in regime biologico, si trovano in Contrada Mileo a 550 metri d’altitudine, sono allevate in parte a Cordone speronato ed in parte ad alberello con densità d’impianto di 6.000 ceppi/ettaro, i suoli sono argillosi-sabbiosi.
40% Guarnaccia e 40% Malvasia per la produzione del mosto concentrato tramite bollitura
Da 10 a 20 Kg di Moscatello di Saracena per ogni ettolitro di mosto, più una piccola percentuale di Adduroca.
Fermentazione in piccoli contenitori di legno ed affinamento parte il legno e parte in vasca d’acciaio per un anno.
La produzione è di 1.500-1.600 (mezze) bottiglie/anno.
– Cantine Viola – Assaggiato il vino dell’annata 2018
I vigneti, allevati a cordone speronato sono situato a 350 metri d’altitudine in Contrada Rinni, il siastema d’allevamento è a Cordone speronato, con densità d’impianto di 4.600 ceppi/ettaro, i suoli sono composti da argilla rossa, le vigne sono condotte con pratiche biologiche.
Guarnaccia e Malvasia in parti uguali, da 15 a 30 Kg di Moscatello di Saracena per ogni ettolitro di mosto, piccole percentuali di Adduroca.
Fermentazione in vasche d’acciaio con lieviti autoctoni, affinamento per sette mesi in acciaio e per sei mesi in bottiglia.
La produzione è di circa 4.000 bottiglie/anno.
Gallicchio
– Feudi dei Sanseverino – annata assaggiata 2012
Malvasia, guarnaccia, Odoacra e Moscato
4.500 le bottiglie prodotte annualmente
– Tenute Gallicchio – annata degustata 2008
Moscato, Malvasia e Guarnaccia, i vigneti allevati a Guyot, si trovano a 650 metri d’altitudine su suoli argillosi di medio impasto.
4.000 le bottiglie prodotte annualmente
– Domenico Pandolfi – annata degustata 2017
Tra le 700 e le 800 le bottiglie prodotte annualmente
– Azienda Agricola Laurito – annata degustata 2018
La produzione è limitata a 200 (Duecento) bottiglie/anno
Lorenzo Colombo