,

Il profumo del bicchiere mezzo pieno

Il nuovo libro di Angelo Peretti

In un tardo pomeriggio di mezza estate, soffocato da un caldo torrido, ci siamo trovati al Castello di Grumello, una dimora antica, suggestiva e piena di storia per parlare di vino con Angelo Peretti; prendendo spunto dal suo nuovo libro.

La sala interna calda, intima, ci ha proiettato in un’atmosfera da vecchio salotto dove nobili dame, sorseggiando tè si intrattenevano con chiacchiericci e pettegolezzi sulla società. Ambiente ideale per un confronto con un autore e le sue idee sul poliedrico mondo del vino, rivelate nella sua ultima fatica letteraria.

Come si era già espresso nei suoi libri precedenti, (Esercizi spirituali per bevitori di vino e Manuale di autodifesa per astemi) l’approccio di Peretti non è tecnico/specialistico ma più filosofico, potremmo definirla una wine-filosofy.

Il suo concetto del bere vino non disdegna un approccio tecnico che possa analizzare e descrivere il vino nei suoi aspetti organolettici e sensoriali, ma altresì vuole andare in profondità, non soffermandosi solamente al mero liquido che abbiamo nel bicchiere.

Il suo interesse è volto alle emozioni che si creano durante un assaggio, e queste sono date in gran parte da tutto ciò che sta attorno: le persone, lo spazio e il tempo.
La scintilla che ha scaturito l’esigenza di mettere in parole i suoi nuovi pensieri sul mondo del vino è stato il titolo di una canzone di una giovane autrice italiana, Emma Nolde: “SAREMO FELICI MAI?”

La società moderna porta l’uomo a volere sempre di più, a porre l’asticella sempre più in alto, di conseguenza ogni volta che si arriva ad un traguardo c’è sempre qualcosa ancora sopra e quindi rischiamo di non apprezzare quello che abbiamo, ma di essere sempre insoddisfatti alla ricerca di quello che (pensiamo) ci manchi.

Quindi la felicità è da scoprire nelle piccole cose quotidiane nei sentimenti che ci rendono vivi, nei contatti con che ci accompagna nel cammino della vita.

In realtà la metafora del BICCHIERE MEZZO PIENO non serve come scrive l’autore “Per ritrarre l’ottimista ingenuo, ma per una visione più profonda della realtà “

Francesca Cianci e Angelo-Peretti

Ecco la visione del bicchiere mezzo pieno che, in realtà ha l’altra metà piena di aria che riempie lo spazio (vuoto) e fa sì che l’ossigeno faccia esprimere al vino tutti i suoi profumi, così anche nella vita dobbiamo far entrare questo spazio di quiete e di silenzio, rallentando e fermandoci per incontrare la serenità.

Il libro è quindi un elogio alla pazienza che come dice l’autore diventa un manifesto contro la contemporanea “Malattia della fretta”.

In questo il vino è il mezzo perfetto che ti fa rallentare. Sorseggiare un calice da solo o in compagnia, qualsiasi sia il tempo, il luogo o lo stato d’animo ti fa fermare, pensare, riflettere quindi ti fa godere la vita.

In conclusione il suggerimento proposto che, traslato dai musicisti jazz suona così: “Conosci il vino, impara a bere poi dimentica tutto e divertiti!”
Luca Patrizio Fumagalli