Italia in Rosa 2011

Un centinaio le aziende presenti alla quarta edizione della manifestazione gardesana dedicata al mondo dei vini rosati, un’edizione un poco sottotono per quanto riguarda la presenza delle cantine, rispetto a quella quasi faraonica dello scorso anno; è forse giunta l’ora di cambiare formula?
Quest’anno gli organizzatori hanno voluto farci vedere la Valtenesi da un diverso punto d’osservazione, ovvero dal lago; si è quindi iniziato, sabato pomeriggio, con un piacevole giro in barca, lungo le sponde bresciane del Garda, costeggiando la Rocca di Manerba e circumnavigando l’isola di Garda, graziati in questo anche dal tempo, che seppur con nuvole sempre minacciose, ci ha risparmiato la pioggia.
Dopo l’inaugurazione, da parte delle autorità, con il rituale taglio del nastro, presso la Villa Bertanzi, a Moniga, classica location della manifestazione, si è proceduto con l’assegnazione del Trofeo Pompeo Molmenti al miglior Garda Classico Chiaretto dell’annata 2010, la commissione d’assaggio era composta da Assaggiatori ONAV, seguendo l’alternanza stabilita lo scorso anno, quando la gestione era stata affidata ad AIS; il trofeo è stato assegnato all’Azienda Redaelli de Zinis, di Calvagese.
Numeroso il pubblico, nonostante il tempo assai variabile, che verso le diciannove non ha risparmiato un copioso scroscio di pioggia.
Parlavamo all’inizio del ridotto numero di produttori partecipanti, rispetto alle edizioni precedenti, ovviamente il gruppo più numeroso era quello dei vini gardesani, con quasi tutte le aziende della sponda bresciana presenti (ventotto), ed un discreto numero di quelle provenienti dalla costa veronese e dai colli morenici mantovani (diciassette). Esigue le rappresentative delle zone storiche italiane produttrici di vini rosati: cinque aziende dal Salento, quattro dall’Abruzzo, due dall’Alto Adige; dieci le aziende franciacortine, ed una trentina provenienti dalle altre regioni italiane, chiudeva l’elenco una sparuta rappresentativa di vini francesi.
Le nostre degustazioni:
Muniti di calice e tracolla abbiamo quindi iniziato i nostri (assai pocji per la verità) assaggi presso i banchi gestiti dai Sommelier, non si tratta certamente di degustazioni tecniche, ma di veloci impressioni.
Az. Agr. Ceraudo Roberto,Val di Neto Igt Rosato “Graysusi Etichetta Argento”: uno tra i migliori assaggi, se non il migliore, intenso e pulito al naso, con piccoli frutti rossi in evidenza. Sapido, pulito e di buona struttura, emergono anche alla bocca i piccoli frutti rossi, buona la persistenza.
Librandi, Cirò Rosato Doc 2010: fruttato al naso, ricorda una caramella alla fragola ed ai lamponi. Di buona struttura, morbido e pulito, tornano alla bocca i frutti di bosco, buona la persistenza.
Cantine del Notaio, Igt Basilicata 2009 “Il Rogito”: particolare già a partire dal colore, granato scarico. Pulito ed intenso al naso, con accenni di tabacco. Le stesse note ritroviamo alla bocca, unite ad un frutto rosso (ciliegia), lunga la persistenza.
Vigneti del Vulture, Igt “Pipoli” Rosato 2010: naso semplice, che rimanda alla caramella ai frutti di bosco. Pulito, semplice e decisamente sapido alla bocca.
Terredora, Irpinia Doc 2010 “Rosaenovae”: color buccia di cipolla. Naso pulito e di media intensità. Fresco e sapido alla bocca, buona la persistenza.
Feudi di San Gregorio
, Irpinia Doc Rosato “Ros’Aura” 2010: naso con sentori di caramella alla frutta rossa. Fresco, sapido e pulito, con ricordi di piccoli frutti rossi.
Spumanti:
Leone de Castris
, Brut Rosé “Donna Lisetta”: bel naso, pulito. Effervescenza decisa alla bocca, acidità spiccata, sapido e dalla buona persistenza.
Vigneti Pietro Pittaro, “Pink Spumante”: bel naso, pulito. Decisa l’effervescenza alla bocca, sapido e dalla buona persistenza.

Il convegno:
Un ritorno al passato è stato anche la reintroduzione del Convegno, assai diverso però rispetto alle prime due edizioni, quando, come avevamo riferito, la presenza di numerosi relatori non lasciava spazio agli approfondimenti; domenica mattina invece, nella sala comunale di Moniga, preceduto dalla consegna, da parte del presidente di ITALIA IN ROSA, Luigi Alberti, di una doppia magnum di Chiaretto alla signora Bertanzi, che gentilmente, come ogni anno, ha messo a disposizione della manifestazione la villa di famiglia, pochi, ma ben assortiti relatori, moderati dalla giornalista Francesca Cantiani ,hanno affrontato il tema “Pensa in Rosa- Dialogo sul Chiaretto e sui vini rosati”.
Tullio Ferro, giornalista, storico e profondo conoscitore del Garda e delle sue tradizioni ha ripercorso le storie di Pompeo Molmenti e del Chiaretto di Moniga, traendo spunto anche da numerosi aneddoti personali e dai commenti dei numerosi personaggi illustri che hanno soggiornato sul Garda ed hanno goduto dei “Chiaretti” ivi prodotti.
Decisamente istruttiva l’analisi fatta dal professor Rocco Di Stefano, docente del corso di laurea in Scienze Viticole ed Enologiche dell’Università di Torino, sulle diverse caratteristiche organolettiche dei vini rosati in base ai metodi produttivi utilizzati. Il professor Di Stefano ha inoltre riproposto la pratica – già sentita nel convegno di due anni fa- della lunga sosta sui lieviti (anche un anno), dopo la fermentazione, per allungare la vita ai vini rosati, preservandone anche il colore, data la non degradazione degli antociani del vino.
Nel suo intervento, il Presidente del Consorzio Garda Classico, Sante Bonomo, oltre a fornire alcuni dati sulla viticoltura in Valtenesi: 800 ettari vitati, 150 produttori, ha riproposto il problema dello spazio rubato all’agricoltura sulle sponde del Garda per far spazio alle seconde case (tema già proposto negli interventi degli anni precedenti, e riesposto in seguito da Luigi Alberti -12 mila abitazioni invendute-).
Sempre Bonomo ha quindi presentato la nuova Doc Valtenesi, che entrerà in vigore dalla vendemmi 2011, e nella quale andremo a trovare il “Rosso”, composto principalmente da Groppello, ed il Chiaretto, che entrerà in commercio a partire dal giorno di San Valentino: 14 febbraio 2012.
Dimenticavamo infine la presentazione alla stampa della ricerca svolta sul vitigno Groppello, che ha prodotto un volume “Groppello, l’autoctono della Valtenesi”, frutto di un lavoro durato quattro anni.
Ed infine l’esposizione di Daniele Cernilli – vera Guest Star del convegno – che ha ripercorso la storia dei vini rosati, a partire dagli Champagne Rosé e dai Clarets di Bordeaux. Cernilli ha insistito parecchio sul conceto di “vino come espressione di un territorio”, anzichè come esclusivo frutto di una tecnica produttiva, arrivando a proporre una denominazione “Moniga” come identità esclusiva del vino Chiaretto, un po’ come avviene in Francia, dove Bandol e Tavel sono intrinsecamente sinonimi di vini rosati, senza doverne specificare in etichetta il colore. E c’è da dire a molti dei produttori presenti quest’idea non è dispiaciuta.
A proposito dell’esposizione di Cernilli, e dell’intervento di Mattia Vezzola (Costaripa), ci piace in conclusione far notare la diversa interpretazione del concetto di “chiaretto”, riferito al colore di un vino: secondo Cernilli -e secondo la didattica AIS-, “chiaretto” identifica il colore più scuro dei vini rosati (derivante dal colore dei già citati Clarets di Bordeaux), per Vezzola invece –anche questo l’avevamo già sentito nelle precedenti edizioni della manifestazione- la stessa parola identifica i vini rosati del nord, più chiari in genere dei “vini rosati” del sud.
Lorenzo Colombo
 

pubblicato in origine su www.vinealia.org

0 commenti

Lascia un Commento

Vuoi partecipare alla discussione?
Fornisci il tuo contributo!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.