Mare, pietra e vento

E’ stata presentata martedì 6 maggio, a Milano l’ottava edizione di MAREMORJE & VITOVSKA, evento che si terrà a Trieste il 6 e 7 giugno, con eventi collaterali che si snoderanno dal 3 sino all’8 dello stesso mese. (Trovate il programma completo nella nostra sezione Agenda e potete leggere delle edizioni passate di questo evento, al quale abbiamo più volte partecipato, qui e qui).
La presentazione si è tenuta presso il Finger’s Garden, a Milano, dove lo chef nippo-brasiliano Roberto Okabe ha costruito attorno alle cinque Vitovska presentate, uno specifico menù, dove, nei piatti fusion-giapponesi entrava come ingrediente “insolito”, ma meravigliosamente amalgamato il “sardone barcolano”, una particolare sarda diffusa nel golfo di Trieste, caratterizzata dalla polpa bianca.
tra le diverse portate, tutte assai curate ed armoniche nella composizione degli ingredienti, ci ha particolarmente colpito per la sua delicatezza ed eleganza, (anche visiva) la Crema di patate tartufate al nero di seppia.
Naturalmente noi abbiamo approfittato dell’occasione per degustare con particolare interesse le cinque Vitovska abbinate ai vari piatti, ma prima della sintetica descrizione di questi vini volevamo fornirvi alcune informazioni su detto vitigno e sulla viticoltura del Carso.

La Vitovska
La Vitovska è un vitigno a bacca bianca diffuso nella provincia di Trieste e nella vicina Slovenia.
Il suo nome ha origini slovene, presumibilmente deriva dalla località di Vitolje ma c’è anche chi ipotizza che possa derivare da vitez cioè vino del cavaliere.
In passato la Vitovska era usata principalmente in uvaggi con altre uve bianche locali, quale la Malvasia Istriana; recentemente alcuni produttori hanno “sperimentato” la vinificazione in purezza ottenendo dei risultati apprezzabili.
Attualmente la Vitovska viene vinificata secondo diverse metodologie, ed oltre alla classica “vinificazione in bianco” sempre più produttori operano adottando la tecnica della macerazione (più o meno lunga) e della fermentazione e maturazione in legno.
Cosicché, nonostante il numero di produttori non sia elevato (sono circa una ventina quelli che imbottigliano il proprio prodotto), e il numero di bottiglie disponibile non superi le 200 mila, si hanno vini con caratteristiche organolettiche assai diverse tra loro.

Il Carso
Il territorio del Carso è vocato alla coltivazione della vite, avendo un suolo calcareo ma anche ricco di minerali, i vigneti risentono dell’influenza del mare ed il clima è prettamente mediterraneo con buona escursione termica tra il giorno e la notte. La costante ventilazione abbassa il grado di umidità in modo tale che si possono evitare un uso consistente di trattamenti degli impianti.
Generalmente i vigneti sono di piccole dimensioni e molto sparsi sul territorio, solitamente circondati da muretti a secco e dalla boscaglia. Questa tipicità da una parte garantisce la qualità delle uve ma anche rappresenta un fattore di rischio di perdita di prodotto, visti i danni in costante aumento provocati dagli animali selvatici quali cinghiali e caprioli, o semplicemente dagli uccelli che, particolarmente nelle estati siccitose, provocano gravi perdite di produzione.
Purtroppo si sono persi, nell’arco di 50 anni, quasi mille ettari che fino al primo dopoguerra erano destinati alla coltivazione della vite. L’abbandono delle campagne, l’espandersi della città e dei comuni della Provincia assieme all’avanzare della boscaglia, hanno fortemente limitato le aree oggi a disposizione. Negli anni poi sono stati posti, da varie amministrazioni pubbliche, dei vincoli paesaggistici che ora impediscono di fatto il recupero di superfici agricole, anche di quelle precedentemente a vite.

L’associazione Viticoltori del Carso – Kras
Fino a poco tempo fa i viticoltori facevano parte del Consorzio di Tutela vini Collio e Carso.
La scelta di lasciare questo Consorzio è maturata dopo aver preso consapevolezza che i due territori, seppure così vicini e per certi versi con tradizioni vitivinicole comuni, presentavano delle problematiche diverse circa la conduzione delle politiche territoriali e che per il Carso si sarebbero resi indispensabili maggiori spazi per poter affrontare adeguatamente i problemi che ne frenano lo sviluppo. Inoltre tutti i viticoltori del Carso hanno delle aziende a conduzione familiare e questa caratteristica artigianale le rende fortemente diverse da un mondo del vino caratterizzato da connotati maggiormente industriali.
Si è così costituita, agli inizi del 2013, l’Associazione Viticoltori del Carso – Kras, che ha individuato diversi punti per riqualificare il territorio ed i suoi vini, e di costituire un nuovo Consorzio di Tutela dei Vini del Carso a difesa e valorizzazione dei sui vitigni autoctoni, questo nuovo Consorzio dovrebbe inoltre dare vita assieme al Consorzio sloveno, alla prima DOC transfrontaliera del Terrano (altri vitigno locale).

I vini
Eccoci finalmente ai vini, cinque campioni assai diversi tra loro, purtroppo di alcuni di questi vini non siamo riusciti a reperire notizie significative sui siti aziendali.

Bajta – Igt Venezia Giulia Vitovska 2012
Dal color verdolino luminoso, intenso al naso, fresco, pulito, minerale, con sentori d’erbe officinali. Fresco alla bocca, fruttato (pesca bianca), sapido, minerale, con bella vena acida, buona nota alcolica e buona persistenza.
Di quest’azienda, oltre al vino, abbiamo apprezzato un ottimo prosciutto crudo, i fratelli Skerlj allevano infatti maiali allo stato brado, oltre ad una varietà di bovini chiamata Highland.
Grgig – Igt Venezia Giulia Vitovska 2011
Il colore è giallo carico, intenso al naso, con note macerative che rimandano alla mela renetta. Strutturato, sapido, macerativo (mela matura, buona la persistenza.
Skerk – Venezia Giulia Igp Vitovska 2011
Ben poche le informazioni che troviamo su questo vino sul sito aziendale, siamo quindi costretti a ricercarle in altre sedi, dalle quali ricaviamo che: l’età dei vigneti varia da circa 15 a quarant’anni, sono allevati a Guyot con densità di 8 mila ceppi/ha., mentre la resa è di 55 q.li/ ettaro.
Vinificato in barrique, con una fermentazione a contatto con le bucce, alla quale segue un anno di affinamento sulle fecce nobili, per concludere il suo percorso in vasche di acciaio prima dell’imbottigliamento.
Giallo di buona intensità e di media limpidezza. Bel naso, intenso, elegante, so sentori di frutta tropicale e di pesca gialla matura. Strutturato, macerativo, con note quasi balsamiche, elegantissimo e dalla lunghissima persistenza.
Skerlj – Igt Venezia Giulia Vitovska 2011
Poche le informazioni che abbiamo su anche su questo vino, dalle caratteristiche organolettiche decisamente particolari ed interessanti. Uniche cose che riusciamo a ricavare dallo striminzito sito aziendale è che sosta due anni in botti di rovere e che viene imbottigliato senza filtrazioni. Si tratta comunque di un vino macerativo, vinificato con lieviti autoctoni e prodotto in quantità limitata (circa 3 mila bottiglie/anno).
Color giallo paglia intenso, non bellissimo. Intenso e decisamente interessante al naso, si colgono canditi, arancio maturo, succo d’arancia, zenzero. Strutturato, morbido e sapido, agrumato (arancio), con spiccata vena acida. Notevole, soprattutto al naso.
Zidarich – Igt Venezia Giulia Vitovska 2011
I vigneti, con un’elevata densità per ettaro (da 8 mila a 10 mila ceppi) e con un’età variabile tra i sei ed i dieci anni, si trovano su suoli prettamente calcarei, dove a prevalere è la terra rossa carsica, come sistemi d’allevamento s’adottano il Guyot e l’alberello, mentre la resa è di circa 50 q.li/ha.
Dopo la vendemmia (solitamente a fine settembre-inizio ottobre) segue la diraspatura e quindi la fermentazione (con l’utilizzo di lieviti autoctoni) con macerazione sulle bucce in tini aperti con più follature giornaliere e nessun controllo di temperatura.
La fermentazione malolattica si svolge in botti grandi di rovere, dove quindi il vino s’affina per due anni (parte in in botti medie e parte grandi, di rovere di Slavonia).
L’imbottigliamento avviene senza filtrazione e nessun tipo di stabilizzazione.
Le bottiglie prodotte annualmente sono circa 10.000.
Color paglia carico, non limpido. Intenso al naso, agrumato, balsamico, elegante. Di buona struttura, macerativo, con bella vena acida e leggere note tanniche. Notevole, soprattutto al naso.
Lorenzo Colombo
 

pubblicato in origine su www.vinealia.org

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