Volcanic Wines

All’inizio era “Tutti i colori del bianco”, ed eravamo nel 2006, poi nel 2010 è arrivata “Vulcania”, ed ora, nella tre giorni itinerante tra Montefiascone, Pitigliano ed Orvieto rinasce -come l’Araba Fenice- col nome di “VOLCANIC WINES”, “marchio collettivo registrato e messo a disposizione delle aziende e dei consorzi che ne fanno richiesta avendone i requisiti” come ha dichiarato Aldo Lorenzoni, direttore del Consorzio di tutela vini del Soave.
E’ la prima volta che si riescono a riunire in un unico evento tre Consorzi di tre diverse regioni, e, al di là delle piccole sbavature –più che comprensibili in una prima edizione- l’evento è stato nel complesso molto interessante –e impegnativo-, dati i continui spostamenti.
Si è iniziato venerdì 4 luglio a Montefiascone, dove, nella Rocca dei Papi si è tenuta la degustazione guidata di dodici vini provenienti da territori vulcanici, di questa degustazione, guidata da Alessandro Scorsone e da Giovanni Ponchia, scriveremo prossimamente in uno specifico articolo.
A seguire, nei locali dell’Enoteca Provinciale della Tuscia, si è tenuto un banco d’assaggio con i vini provenienti da questo territorio, durante una cena con prodotti tipici.
Il giorno seguente, sabato 5 luglio, la carovana di giornalisti ed invitati s’è trasferita a Pitigliano – lo scorso anno l’evento “Vulcania” s’era tenuto in questa città- dove, al Teatro Salvini, s’è tenuto il convegno “Dentro il vulcano: il gusto del territorio”.
I relatori hanno qui sviluppato il concetto dell’identità dei vini legati a territori vulcanici ed hanno sviscerato tutti gli aspetti di questi suoli. Ecco le numerose relazioni: “Vulcani in Italia: evoluzione geodinamica e risorsa per la viticoltura”, a cura del Prof. Massimo Mattei, dell’Università di Roma Tre; “Il terroir ed i metodi geologici per la tracciabilità geografica dei vini di qualità” (Prof. Sandro Conticelli dell’Università di Firenze); “La navigazione dei luoghi del vino: il terroir e il geomarketing” (Giancarlo Della Ventura, Università di Roma Tre; “Antichi vitigni della città del tufo: recupero e valorizzazione della famiglia del nocchianello”, Paolo Storchi, CRA-VIT Arezzo; “La viticoltura a basso impatto ambientale su suoli vulcanici”, Prof. Giancarlo Scalabrelli, Università di Pisa; “I suoli sulle vulcaniti negli areali dell’Orvieto Doc”, Prof. Rolando Calandra, Università di Perugia. Interventi molto interessanti, anche se in alcuni casi si è entrati troppo nel tecnico e quindi la platea ha un poco faticato a seguire tutti i passaggi.
Dopo il convegno c’è stata la visita – con pranzo- presso la Cantina Storica della –scusate il gioco di parole- Cantina di Pitigliano, ed a seguire la visita a tre cantine dei territori di Pitigliano e Montefiascone, quindi il trasferimento ad Orvieto dove s’è tenuta la cena con i produttori.
Domenica infine, presso il Palazzo del Popolo, sempre ad Orvieto, il grande banco d’assaggio, aperto anche al pubblico, con circa duecento vini provenienti dai territori vulcanici, proposti da un centinaio di cantine delle zone del: Soave, Lessini Durello, Gambellara, Colli Euganei, Bianco di Pitigliano, Sovana, Orvieto, Tuscia, Frascati, Sardegna, Campi Flegrei, Ischia, Vesuvio, Eolie ed Etna. Grandi assenti – non fanno parte dell’associazione Volcanic Wines- i vini del Vulture, speriamo in un prossimo futuro di poter trovare anche loro.
Di nuovo in visita ad un paio di cantine, dell’orvietano questa volta e quindi visita guidata ai principali monumenti della città.
Edoardo Ventimiglia, presidente del Consorzio Bianco di Pitigliano e Sovana, ha così commentato: “Il Consorzio di Tutela Vini di Orvieto e l’Enoteca Provinciale Tuscia si sono uniti a noi di recente e hanno dato nuova linfa al progetto che ci auguriamo possa continuare a crescere e a fornire l’occasione di collaborazioni efficaci come quella che ha portato quest’anno alla realizzazione di Volcanic Wines Montefiascone, Pitigliano, Orvieto. L’evento ha mantenuto i suoi principali obiettivi: da una parte rafforzare il legame tra vino e territorio, indagando su una comune e distintiva linea “magmatica” presente nei diversi calici così come è avvenuto a Montefiascone nella degustazione tecnica riservata ai giornalisti e operatori del settore.”
Lorenzo Colombo

 

 

 

 

 

 

pubblicato in origine su www.vinealia.org

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