Admeto

Non conoscevamo il vino, tantomeno l’azienda, ma la qualità di questo Syrah ci ha molto colpiti e quindi ne andiamo a scrivere.

Lo Syrah in Sicilia sta assumendo sempre più importanza, ormai si tratta del secondo vitigno (a bacca nera) più coltivato dell’isola dopo il Nero d’Avola, con circa 5.300 ettari (dati 2010) precede infatti Merlot, Cabernet sauvignon e Nerello mascalese e viene utilizzato sia in blend con altre uve come pure in purezza, sia in vini a denominazione d’origine, ad IGT oppure comuni.

La CANTINA ALCESTI è di recente fondazione, -poco più di dieci anni- di proprietà delle famiglie Paladino-Spanò che coltivano da generazioni i vigneti di famiglia -trentatre ettari vitati situati tra Marsala, Mazara e Salemi dove troviamo sia vitigni autoctoni come Grillo, Grecanico, Inzolia, Nero d’Avola e Perricone, ma anche internazionali, ovvero Chardonnay, Syrah e Cabernet sauvignon- e che in precedenza conferivano le uve alle locali cantine sociali.
Come dicevamo l’azienda nasce nel 2003 e prende il nome dalla tragedia di Euripide.
Nove sono i vini prodotti, suddivisi su tre linee produttive: Cru, Varietali e Isola dei profumi.

Il vino che abbiamo assaggiato è il Doc Sicilia Syrah “ADMETO” 2012, della linea dei varietali, composta da cinque vini.
Nuovamente il nome deriva dalla summenzionata tragedia di Euripide, Admeto infatti è il marito di Alcesti nella suddetta tragedia, questo per sottolineare l’importanza che il vino ha all’interno della produzione aziendale.
Le uve destinate a questo vino provengono da vigneti di quasi venticinque anni d’età, allevati a spalliera con potatura Guyot e con resa di 90 q.li/ettaro, vengono raccolte in cassetta e vinificate a temperatura controllata, il vino s’affina quindi parte in acciaio e parte in barriques per sei mesi.

Già il colore nel bicchiere ci predispone bene, un rubino luminoso, di buona intensità.
Al naso il vino si presenta intenso, pulito, speziato, elegante, con un bel frutto rosso in evidenza e piacevoli accenni aromatici.
Alla bocca emergono le note fruttate-speziate, la prugna ed il pepe la fanno da padroni, ma non sono le uniche sensazioni che si colgono, ciliegia e more sono ben presenti, come pure la liquirizia, un leggero sentori di cannella ci ricorda che il vino s’affina (parzialmente) in legno, i tannini sono ben fusi nell’insieme, la bella vena acida ne sottolinea la freschezza, la struttura non è invadente e tutto questo regala al vino un bell’equilibrio ed una buona armonia; infine la persistenza è molto lunga.
Un vino elegante che ci è molto piaciuto.
Lorenzo Colombo

 

 

 

pubblicato in origine su www.vinealia.org

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