Convegno: “In Vino Veritas”

Un titolo ambizioso, quello del CONVEGNO che si è tenuto a Villa Mariani di Casatenovo, organizzato dalla cooperativa Il Trifoglio, responsabile dell’organizzazione della “Fiera Zootecnica detta di San Gaetano”, che tutti gli anni si svolge ad inizio agosto, e richiama una moltitudine di curiosi.
Con il patrocinio della provincia di Lecco e del comune di Casatenovo si sono quindi tenute le relazioni del giornalista e docente universitario Giacomo Mojoli, tra i fondatori di Slow Food, e di Carlo Alberto Panont, direttore del Consorzio Vini Oltrepò e di As.Co.Vi.Lo., l’associazione dei consorzi vinicoli lombardi; è quindi seguita una tavola rotonda moderata dallo stesso Mojoli, alla quale hanno partecipato alcuni produttori vitivinicoli del territorio lariano.

L’incontro è stato condotto da Giovanni Cogliati che ha aperto il confronto citando un brano di Giovanni Brera, tratto dal libro “L’Oltrepò nel bicchiere”, si sono quindi succeduti, nei rituali saluti, il presidente della fiera Angelo Sironi ed il sindaco di Casatenovo, Antonio Colombo, il quale ha evidenziato la crescente urbanizzazione del territorio brianzolo, a discapito degli spazi dedicati all’agricoltura.
Mauro Riva, in rappresentanza dell’amministrazione provinciale, ha messo in risalto la particolare attenzione all’agricoltura ed al settore vitivinicolo della provincia, fornendo alcuni dati, tra cui spiccano i cinquanta ettari vitati, estremamente parcellizzati, sono infatti suddivisi in una miriade di piccoli viticoltori, ben novanta; Riva ha inoltre comunicato l’intenzione di adottare un marchio “Brianza”, nel quale possano confluire tutti i prodotti di grande qualità prodotti nella nostra zona.

L’intervento di Mojoli era focalizzato su un punto che da anni sta molto a cuore al giornalista: “Il vino, buono da bere e buono da pensare”, ovvero dare maggiore importanza a tutto quanto sta fuori dal bicchiere, perché “fare il vino è un atto agricolo” e “vino di qualità=ambiente di qualità”; una problematica ormai all’ordine del giorno, evidenziata da Mojoli è il cambiamento climatico, che farà assumere sempre maggiore importanza all’acqua, basti pensare che per produrre un litro di vino sono necessari da dodici a sedici litri d’acqua. Ulteriore annotazione è il cosiddetto “valore aggiunto”, che consisterà in una maggiore formazione del consumatore.
Panont ha centrato il suo intervento su due punti, nel primo è stato fatta una panoramica della realtà vitivinicola regionale, toccando le diverse denominazioni, mentre nella seconda parte della sua relazione si è analizzata la situazione viticola e pedoclimatica della nuova Igt Terre Lariane, dove, nella zona più importante, ovvero attorno al comune di Montevecchia, si trovano suoli di natura fluvio-glaciale a substrato relativamente acido, molto simile a quello della Franciacorta; le problematiche della nuova Igt sono invece date dai troppi vitigni previsti e dalle troppe individualità aziendali.
La tavola rotonda che è seguita ha visto, come dicevamo, la partecipazione di alcuni produttori locali, pochi per la verità, e questo ci rammarica, poiché se loro stessi non ritengono necessario partecipare a un convegno di tale importanza, a loro dedicato, significa che non credono appieno al percorso che hanno intrapreso.

Mario Ghezz
i, dell’azienda Terrazze di Montevecchia ha evidenziato i problemi economici che attanagliano i produttori locali, con costi elevati di produzione, dovuti alle condizione ambientali ed alle conseguenti problematicità di lavorazione dei vigneti, ed alla difficoltà di vendita dei vini prodotti a prezzi remunerativi, sottolineando inoltre la scarsa o nulla attenzione degli addetti ai lavori, ristoratori ed enotecari, ai prodotti del territorio.
Giordano Crippa, dell’azienda agricola La Costa ha invece una visione parzialmente diversa da quella di Grezzi, sottolineando che non dovrebbe risultare estremamente difficile riuscire a vendere un numero di bottiglie complessivo comunque esiguo – si parla di un potenziale totale di circa 250mila bottiglie – in una realtà come quella locale, sostenendo che “Occorre crederci”.
Crippa si è quindi spostato sulla propria realtà aziendale, un’azienda giovane nella quale sono impegnati dodici ragazzi sotto i trent’anni, con dodici ettari vitati che diverranno presto sedici, e con una produzione che si attesterà attorno alle 70-80mila bottiglie; quello che Crippa chiede alle istituzioni è una maggiore formazione, partendo dalle scuole alberghiere, realtà che pare non abbiano alcun legame col territorio.
Anche Emanuele Angelinetta, giovane produttore di Domaso, che ha preso in gestione i terreni vitati dell’azienda Miglio, evidenzia le problematiche date dell’estremo frazionamento delle proprietà, unito all’elevato costo dei terreni.
Per finire, Aldo Rainoldi, produttore valtellinese, ha parlato delle difficoltà legate alla produzione vinicola della valle, dove, nonostante una produzione totale inferiore ai quattro milioni di bottiglie, si riscontrano difficoltà nella vendita.
Rainoldi ha inoltre presentato il progetto, sviluppato nel 2007 “Adotta una vigna”, dove, operatori turistici, si impegnano a ritirare la produzione di piccoli viticoltori, le uve dei quali sono vinificate dall’azienda Rainoldi, permettendo a queste piccole realtà di esistere; questo progetto al momento coinvolge tre attori.
Lorenzo Colombo
 

pubblicato in origine su www.vinealia.org

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