Identità Golose 2011

Anche quest’anno siamo passati al MIC (Milano Convention Center), sede ormai da tre anni del convegno IDENTITA’ GOLOSE, giunto ormai alla sua settima edizione. Si è trattato di una visita breve (purtroppo), poche ore tra la tarda mattinata ed il primo pomeriggio di lunedì 31 gennaio, poche ore ma intense, cercando di vedere ed assaggiare il più possibile, di parlare con i protagonisti di questo che ormai è diventato un evento irrinunciabile per chi si interessa di cucina, di vini, di cultura enogastronomia, ma soprattutto per chi vuol capire dove ci si stia spingendo in questo campo, quale saranno gli scenari del prossimo futuro.
Abbiamo anche colto l’occasione per visitare “Wine Love”, quest’anno concomitante (parzialmente) ad Identità Golose, e situato al primo piano del MIC. Un’esperienza, quest’ultima, abbastanza sconsolante, con uno sparuto numero di isole, dedicate al vino, semideserte, spettacolo ancor più triste da vedere, se paragonato a quello che si trovava al piano superiore, dove ad un certo orario era quasi impossibile circolare, tant’era la folla intervenuta a quest’edizione di Identità Golose. Non è che occorrerà un’altra volta cambiar sede?
La cosa è tanto più impressionante se si pensa alla tipologia di pubblico al quale è indirizzata la manifestazione, un pubblico di addetti ai lavori che pagano un biglietto d’ingresso non certo economico. Ma gli chef, assunti a livello di “star” sono ormai un richiamo, come se si dovesse andare ad un concerto o ad una prima teatrale; e qui sta il grande lavoro svolto da Paolo Marchi, ideatore della manifestazione, e crediamo che anche lui non pensasse, sette anni fa, che il suo evento avrebbe avuto un simile successo internazionale.
La sala Auditorium, sede degli eventi principali, era sempre gremita all’inverosimile, con parecchia gente in piedi, ed altra fuori ad aspettare; noi ci siamo accomodati per una mezzora, per seguire la prestazione di Mauro Colagreco, giovane cuoco argentino, di chiara provenienza italiana, chef del Mirazur, a Menton, in Costa Azzurra. Il suo intervento dal titolo “Il nostro orto invernale” prevedeva l’elaborazione di un piatto dove le verdure, le radici, persino il muschio erano i principali ingredienti, dei quali si andava ad utilizzare quasi tutto, persino la buccia dei topinambur, essiccata in forno sino a renderla -parole sue- “simile ad una corteccia.
Girando tra i diversi stando abbiamo potuto apprezzare prodotti di grande qualità, come ad esempio il “Riserva Alta Langa Doc” Metodo Classico Brut con 60 mesi d’affinamento sui lieviti, e l’ancor più curioso, oltre che decisamente interessante “Asti Docg Millesimato “ Metodo Classico con 24 mesi d’affinamento, entrambi della casa vinicola F.lli Gancia (ebbene si, la deformazione professionale ci conduce sempre al vino).
Presso lo stand de “Il Paniere Lucchese” abbiamo degustato i vini di Fattoria Colleverde, il Brania delle Ghiandaie (90% Sangiovese e 10% Syrah) ed il Nero della Spinosa (Syrah in purezza), due prodotti notevoli.
Straordinaria la selezione di prosciutti di DOK Dall’Ava, due splendidi San Daniele, con due e tre anni d’affinamento, ed uno, con ben quattro anni d’affinamento, ricavato da maiali ungheresi oltre ad un prosciutto crudo leggermente affumicato.
Molto buono il Risotto con la Carpa, cucinato da Leandro Luppi -del ristorante Vecchia Malcesine, situato nell’omonimo paese sull’alto Lago di Garda- assaggiato presso lo stand del Bardolino Doc, presidiato dall’amico Angelo Peretti. Il caviale “Calvisius”, prodotto da Agroittica, azienda bresciana, assaggiato assieme ad un calice di Franciacorta Brut Millesimato 2005, dell’azienda Majolini.
Ma la serie di degustazioni effettuate è ben più lunga, e certamente quanto descritto ne è solamente una minima parte.
Lorenzo Colombo

 

 

pubblicato in origine su www.vinealia.org

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