Identità Golose 2012

Poche ma intense ore, nella giornata di martedì 7 febbraio, ci siamo potuti permettere quest’anno ad IDENTITA’ GOLOSE, l’ottava edizione del “The International Chef Congress”, che si è svolta dal 5 al 7 febbraio presso il MIC (Milano Convention Center), nei più ampli spazi situati al primo piano del Centro Congressi.
Poche ore dicevamo, causa impegni che nei giorni precedenti ci avevano portati a Berlino, certamente insufficienti per poter visionare anche solamente una piccola parte della marea di eventi che si susseguono e si intersecano a ritmi vertiginosi in questa manifestazione che quest’anno ha visto superare ogni precedente record di affluenza. Bastano alcuni numeri per darne un’idea: 7.800 richieste di preaccredito, 900 tra giornalisti e blogger, 80 espositori, sei sale a disposizione (lo scorso anno erano tre), 80 relatori.
Il poco tempo ci ha costretti a selezionare i nostri punti d’interesse, cercando inoltre di incastrare tra loro i vari eventi, eccoci quindi in Sala Gialla per la conferenza stampa del Consorzio della Mozzarella di Bufala Campana, poi presso lo stand di Zenato, dove assaggiamo due Amarone, quello dell’annata 2007 e la Riserva del 2005.
Naturalmente il nostro principale interesse rimane il vino, e non ci siamo quindi lasciati sfuggire l’opportunità di degustare qualche chicca, eccoci quindi ad assaggiare i prodotti di Bressan (www.bressanwines.com), produttore di Farra d’Isonzo che si autoimpone strette regole produttive, e, pur avendo vigneti in importanti zone a denominazione friulane, etichetta tutti i suoi vini come Igt, per accentuare la diversità rispetto alle regole imposte dai disciplinari. I suoi sono vini che prima di essere commercializzati vengono sottoposti ad un lungo affinamento, in barriques e botti grandi, ed escono sul mercato quando sovente quelli di altri produttori sono ormai da anni esauriti.
Abbiamo quindi assaggiato il “Carat”, blend di Tocai, malvasia e Ribolla, dell’annata 2006, un vino vinificato in “rosso”, anche se la nota macerativa non si coglie così intensa come in altri prodotti, il suo colore è oro antico, intenso, mente sia all’olfatto che al gusto presenta sentori di fieno e d’erba secca, un vino complesso, strutturato, elegante e con una netta sensazione sapida.
Siamo quindi passati al Verduzzo 2006, dal color oro antico, frutto di una vendemmia leggermente tardiva, viene macerato sulle bucce, a freddo, per quarantott’ore, al naso, oltre aai sentori di fieno, presenta leggeri accenni aromatici, mentre alla bocca denota una buona struttura, è sapido, fresco, minerale e rimanda nuovamente all’erba secca, buona infine la sua persistenza.
Pinot Nero 2006: dal color granato intenso con unghia aranciata, intenso al naso, tipico del vitigno, con un bel frutto rosso; vinificato in acciaio, si affina per due anni in fusti da 2.000 litri, alcolico alla bocca, strutturato, decisamente sapido, con ricordi precisi dati dal legno e lunghissima persistenza.
Schioppettino 2006, affianto in botti di rovere da venti ettolitri per almeno un anno: color granato di discreta intensità, con unghia aranciata, balsamico al naso, con note d’incenso, elegante, con accenni pepati; di media struttura, fresco alla bocca, minerale, balsamico, con una decisa vena acida e sentori pepati di pepe bianco, lunga la persistenza. Un prodotto notevole.
Pignol 2000: prodotto con uve Pignolo, affinato in botti di rovere per almeno tre anni e successivamente per almeno quindici mesi in bottiglia: il colore è granato di media intensità, con unghia aranciata; non molto intenso al naso, un poco chiuso all’inizio (d’altra parte ha più di dieci anni), si apre con delicati sentori di frutto rosso leggermente speziato; alla bocca mostra una discreta struttura, il tannino è ancora molto evidente e la vena acida decisa, il vino è elegante, fresco, complesso ed ancora “decisamente giovane”.
Come chicca finale ci viene proposto un Pignolo del 1988, il vino si presenta con un color granato scarico, con unghia aranciata e con una leggera velatura, al naso si colgono sentori terziari, mentre alla bocca è caratterizzato da una netta sensazione sapida, il tannino è ancora ben presente, l’evoluzione è netta, ma il prodotto appare ancora fresco e chiude con una buona persistenza.
Dopo questa degustazione entriamonuovamente nella Sala Gialla, per la presentazione, curata dal giornalista Fabio Piccoli, di “Bianchi estremi del territorio”, a cura della regione Trentino, ospite di quest’edizione di Identità Golose. Ci vengono descritti e presentati alcuni prodotti del territorio caratterizzati da colore “bianco”, un formaggio di malga, presentato dal casaro Luca Alessandri, che descrive anche la vita del malgaro, caratterizzata da un’immersione completa nella natura alpina. Andrea Paternoster ci presenta un miele di rododendro, ed è quasi commovente vedere la passione con la quale descriva il mestiere “nomade” dell’apicoltore e la “luce bianca della montagna”; infine, Eleonora Cunaccia, meglio conosciuta come “Noris”, la Signora delle Erbe, ci parla dell’importanza della presenza dell’uomo e degli animali per la conservazione e la vita della montagna. Ovviamente assaggiamo i prodotti trentini: formaggio di malga, miele, polenta, panna, accompagnati da due Doc Trento, il Perlé Brut di Ferrari e l’Altemasi Riserva Graal di Cavit.
Il tempo passa, una puntata veloce presso lo stand del Consorzio Bardolino, per assaggiare il “Risotto con sarde di lago e pane al Monte Veronese” preparato da Leandro Luppi, altra incursione allo stand del Pastificio dei Campi, per un assaggio dei “Rigatoni ai cinque pomodori”, preparati da Nicola Cavallaro, e quindi siamo allo stand di Pojer e Sandri, dove Mario Pojer ci propone l’assaggio del “Merlino”, vino alcolizzato con brandy, prodotto a partire da uve schiava e lagarino, e dell’Essenzia, una vendemmia tardiva da uve Chardonnay, Sauvignon, Riesling Renano, Gewürztraminer e Kerner. Presso lo stand incontriamo Joško Sirk (http://www.acetosirk.it/blog/ ) personaggio dalla buona dialettica, produttore d’aceto, non “a partire dal vino, ma dall’uva”, perché “l’aceto non deve essere visto come un sottoprodotto della lavorazione del vino”, col quale facciamo una lunga chiacchierata sul mondo dell’aceto, e in conclusione assaggiamo il suo sorbetto all’aceto e miele.
Lorenzo Colombo

pubblicato in origine su www.vinealia.org

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