Italia in Rosa: ottimo debutto

Duecento aziende provenienti da tutte le venti regioni italiane hanno presentato duecentocinquanta vini a circa tremila tra operatori ed appassionati, a Moniga del Garda, nel primo evento nazionale dedicato esclusivamente ai vini rosati ITALIA IN ROSA, durante il quale sono state stappate ben tremila, dei 6.550.000 di bottiglie prodotte. 
Sessantasei i vitigni utilizzati, alcuni dei quali ricorrono spesso nella produzione di questi vini, Sangiovese in primis, ma anche Pinot Nero, Montepulciano, Barbera, Groppello, Corvina, Rondinella e Marzemino si piazzano ai primi posti; curiosa la mancanza, evidenziata nell’intervento di Giovanni Longo, tra le prime dieci posizioni, per il Negroamaro, vitigno principe tra i rosati salentini, come curiosa è la presenza, seppur per la produzione di un solo vino, di vitigni come il Caricagiola, il Prugnolino, il Rotberger, il Wildbacher, lo Schilcher e molti altri.
Basterebbero questi numeri per dare un’idea del successo di questa manifestazione, alla sua prima edizione, splendidamente organizzata dal comune di Moniga, sotto l’attenta regia di Bruno Donati; questo nuovo evento che si unisce agli ormai consolidati “Tutti i colori del Bianco”, “BMC: Bordolesi, Cabernet e Merlot” e l’ultima nata, prima di questa, “DolceVi”, completa idealmente un percorso attorno al mondo del vino, e a questo punto manca solamente una manifestazione dedicata agli spumanti. 

Si è iniziato venerdì pomeriggio, con il trofeo Pompeo Momenti (inventore del Chiaretto moderno), giunto alla sua ventunesima edizione; ventidue i vini in concorso, giudicati da un panel composto da sette tra degustatori e giornalisti; la formula di questa competizione è assai diversa rispetto a tutti gli altri concorsi enologici, e prevede un giudizio basato esclusivamente sulla piacevolezza del vino; i campioni, resi anonimi, vengono serviti in batterie composte da quatto o cinque esemplari, dei quali si sceglie, a maggioranza, quello ritenuto più piacevole, che si scontra successivamente con i vincitori delle altre batterie. In questa edizione è risultato vincitore il Garda Classico Chiaretto 2007 di Turina, un’azienda di Moniga. 

La manifestazione vera e propria inizia il sabato mattino; il modello, ormai collaudato di tutti gli eventi organizzati da Donati, prevede in apertura un convegno sotto forma di “talk show”, modo leggero, ma non per questo banale e meno autorevole, di porre all’attenzione di un pubblico di addetti ai lavori e consumatori evoluti, lo stato di avanzamento relativo alla conoscenza del modus operandi su questa tipologia di vini non certo facili e sino a non molto tempo addietro poco considerati.
Purtroppo, il poco tempo a disposizione, dato l’elevato numero di relatori, non ha permesso di approfondire i temi loro assegnati, ma ha costituito semmai uno stimolo ad una riflessione e ad un approfondimento da svilupparsi in seguito.
“Il terzo polo: le scuole italiane del rosato” il titolo; dopo l’introduzione dello stesso Donati, che ha focalizzato, con una serie di dati, il cosiddetto risveglio dei vini rosati, numerosi produttori hanno presentato le loro esperienze, le strade sinora percorse e gli sviluppi futuri con una serie di interventi su argomenti ben definiti.
Mattia Vezzola, di Costaripa, dopo aver tracciato la storia della nascita del Chiaretto del Garda, ad opera di Pompeo Momenti, proprio nella villa nella quale si tiene la manifestazione, ha parlato, nel suo intervento dal titolo “Lunga vita al Chiaretto”, dei concetti di territorio e tradizionalità, evidenziando sia le difficoltà produttive che gli alti costi di questa tipologia di vini, concludendo con una possibile nuova visione del Chiaretto, ovvero fermentazione in botte e longevità.
A seguire sulla stessa traccia Gianfranco Comincioli, in “Una nuova tecnica per il Chiaretto”, ha descritto il metodo produttivo, a partire dall’avvento della DOC nel 1967, senza peraltro toccare l’annunciata “nuova tecnica”.
Giuseppe Rizzardi, della Guerrieri Rizzardi, nel suo intervento “La Corvina in rosa”, ha analizzato le caratteristiche organolettiche che questo vitigno, usato in percentuali elevate sulla sponda orientale del lago di Garda, conferisce ai vini; evidenziando inoltre il maggior successo che sta attualmente riscuotendo il Bardolino Chiaretto, vino di facile beva, grazie anche al non elevato contenuto alcolico, rispetto allo stesso vino in versione rosso.
“L’estate del Bardolino Chiaretto”, di Matilde Poggi dell’azienda Le Fraghe, insiste sullo stesso concetto, con la ricerca del rosato come vino estivo e da pronta beva; imbottigliato da quest’anno con il tappo a vite, che da una ricerca aziendale parrebbe salvaguardare le peculiari caratteristiche di questo prodotto da consumarsi in gioventù.
Pia Berlucchi, della Fratelli Berlucchi traccia la storia del loro Franciacorta Rosè Pas Dosè in “Più secco non si può”, partendo dal 1978, anno nel quale vengono prodotte le prime tremilaquattrocento bottiglie suddivise su due linee, tra cui appunto la Pas Dosè, tipologia non certo di moda a quei tempi. La presidente delle Donne del Vino sottolinea inoltre la crescita costante, nella richiesta del mercato, negli ultimi due anni, per i vini rosati.
Mario Pojer, “Il rivoluzionario del rosato”, ricorda l’elevata produzione di questa tipologia di vini, prodotti addirittura in tre tipologie, sin dall’esordio della sua azienda nel 1975; rosati derivanti da uve Schiava, adottando la tecnologia dei vini bianchi. Evidenzia inoltre il notevole successo del loro Vin dei Molini, prodotto con uve Rotberger; le attuali novemila bottiglie non riescono infatti a soddisfare tutte le richieste.
“In Alto Adige si dice Kretzer” il titolo dell’intervento di Christian Werth (Muri-Gries), che identifica nei climi caldi e nei terreni sabbiosi i fattori principali per ottenere le migliori uve Lagrein, che poi daranno vita alle due versioni dell’omonimo vino, il Kretzer, uno tra i più antichi vini rosati, che sino agli anni ottanta costituiva circa l’ottanta percento della produzione, ed il Dunkel, versione in rosso, che attualmente ha ribaltato la percentuale produttiva, arrivando al novanta percento.
Giorgio Colutta, dell’omonima azienda friulana, in “Nel bianco Friuli sboccia una rosa”, traccia il percorso, nato nel 2003 e sfociato nel 2006 con la prima produzione di uno spumante rosato “facile e per giovani”, prodotto con uve Pinot Nero.
Carlo Garofoli vanta invece il primato della sua azienda, nella produzione di un vino rosato marchigiano “Il primo rosato delle Marche”, prodotto sin dagli anni ’60 ed imbottigliato nella classica bottiglia ad anfora tipica dei Verdicchio di quegli anni. Dai primi anni ’80 produce un rosato, con uve Montepulciano, chiamato Kòmaros, nome greco sia del corbezzolo che del monte Conero.
Riccardo Brighigna, della Cantina Tollo, che con l’Hedos, Montepulciano d’Abruzzo Cerasuolo, prodotto da vigneti molto vecchi, ha ottenuto lo scorso anno a Bordeaux il riconoscimento come miglior rosato del mondo, “Premiato dal mondo vince a Bordeaux”. Brighigna accenna anche alla possibilità di arrivare ad una DOC specifica per la tipologia Cerasuolo.
In “Il futuro rosa della Calabria”, Susi Ceraudo descrive i due rosati aziendali derivanti da uve Gaglioppo, di cui uno affinato in barriques, senza uso di lieviti selezionati e con la tecnica del “batonnages”.
Piernicola Leone De Castris, in “Il Five Roses è ancora un mito”, con curiosi aneddoti ricorda la storia di questo rosato, imbottigliato per la prima volta nel 1943 utilizzando bottiglie da birra dell’esercito statunitense.
Fausto Maculan “Rapporto amore-odio?” evidenzia come anche i vini rosati siano soggetti alle mode, negli anni ’70 imperversavano infatti i Pinot Rosè della Maschio ed i portoghesi Mateus Rosè. Anche la sua azienda produceva rosati in quegli anni, produzione in seguito sospesa e ripresa solamente da due anni a questa parte. Elenca anche le problematiche di mercato per questi vini, che per avere successo richiedono di appartenere ad un brand conosciuto, di essere buoni e di avere un giusto prezzo.
Carlo Casavecchia, della Duca di Salaparuta, “Corvo Rosa compie 40 anni”: commercializzato in ben trecentocinquantamila bottiglie, il loro vino, prodotto nel Trapanese, ha comunque una diffusione a macchia di leopardo.
Primo anno di commercializzazione per il rosato di Santi Planeta “ Il debuttante del rosato”; dopo sperimentazioni con i vitigni Frappato e Syrah, si è infine optato per quest’uva; vinificato con un breve contatto con le bucce, il loro vino, prodotto in ventottomila esemplari, di cui solamente tremila destinati all’Italia, si caratterizza per la buona acidità.
Paolo Pizziol della franciacortina Villa, in “Meglio il Dolcestilnovo”, parla del ritorno aziendale ai vini rosati, dopo anni di abbandono di questa tipologia. La prima annata del Demi Sec Rosè, vino Millessimato è infatti il 1995, prodotto attualmente in circa ventimila esemplari. Rimarca l’incremento della richiesta di bollicine rosate e annuncia che ci sarà un nuovo disciplinare in Franciacorta.
Provocatorio il contributo di Giovanni Longo, past president delle enoteche Vinarius, e specializzato in regalistica aziendale, in “Rosato vino regalo”, che esordisce dicendo che “Il rosato non può essere un vino da regalo” Specificando in conclusione che “ Chi fa regali vuole certezze e non può rischiare con un rosato. ” Chiarendo, con esempi significativi, nel suo breve ed un poco polemico intervento i motivi di questa sua opinione.
L’ultimo ad intervenire è il giornalista Angelo Peretti, che dopo aver chiarito che cosa richiede solitamente ad un vino rosato (piccoli frutti, fiori, note speziate e freschezza), propone alcuni abbinamenti ai quali solitamente non si pensa con questi vini ritenuti spesso semplici. Si tratta di piatti alla parvenza semplici ma in realtà complessi: Caprese (mozzarella, pomodoro e basilico) una combinazione di sapori alquanto difficili da abbinare. Stesso ragionamento per Prosciutto e melone,
tartufo nero estivo (scorzone) cucina orientale, piatti tailandesi e magrebini.

Ci auguriamo infine che questa prima edizione abbia un seguito, come emerge chiaramente dalle parole di Lorella Lavo, simpatica ed infaticabile sindaco di Moniga; magari con qualche piccolo ritocco, ad esempio la possibilità di degustare in maniera più professionale, alcune batterie omogenee di prodotti in un sala appartata.
Lorenzo Colombo

p.s.: per le note di degustazione vi rimandiamo alle note nella relativa sezione del nostro giornale.

pubblicato in origine su www.vinealia.org

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