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Vetrobalsamo: dove si producono le bottiglie

Nei nostri articoli siamo soliti scrivere di vino, di degustazioni, di aziende vitivinicole, focalizzandoci sempre sul contenuto delle bottiglie, ovvero di quanto troviamo poi nel nostro bicchiere.
Mai, se non in casi rarissimi, andiamo ad analizzare il contenitore del prezioso liquido, se non per puntualizzare a volte sull’eccesivo peso della bottiglia.

Questa volta abbiamo però voluto approfondire come viene costruita una bottiglia che costituisce ancor’oggi il principale e più utilizzato contenitore per il vino.

Siamo quindi andati a visitare la Vetrobalsamo, storica azienda che ha quasi novant’anni, situata, non come si potrebbe pensare in un luogo periferico, ma praticamente in piena città, a Sesto San Giovanni, al confine con Milano.

Si tratta di un’azienda familiare, fondata nel 1938 a Balsamo -che una decina d’anni prima era stato unito a Cinisello andando a costituire l’odierno comune di Cinisello Balsamo- ed acquistata nel 1970 dalla famiglia Reina che, nel 1995, necessitando di maggior spazio per la crescente produzione, ha acquistato i capannoni di una storica azienda milanese, la Ernesto Breda preservando in questo modo un pezzo di storia industriale nazionale.

La nuova sede viene inaugurata nel 1998 con l’apertura del primo forno a ossicombustione (Oxy Fuel) -ovvero utilizzante l’ossigeno anziché l’aria, riducendo in questo modo di oltre il 60% le emissioni di ossidi di azoto- primo forno utilizzante questa tecnologia in Italia e tra i primi in Europa.

Nel 2016 viene inaugurato il secondo forno, sempre utilizzante la medesima tecnologia, destinato alla produzione di bottiglie bianche e nel 2020, necessitando di ulteriore spazio vengono acquistate le aree della ex-Marcegaglia.

L’area complessiva occupata dalla Vetrobalsamo è ora di 300.000 metri quadri, metà dei quali coperti.

L’azienda, operante 24 ore/giorno su 365 giorni/anno, produce giornalmente sulle sue 21 linee produttive 750.000 bottiglie, ovvero 240 milioni/anno occupando 250 addetti.

Si producono bottiglie di tutte le tipologie in due unici colori, bianco (ovvero trasparente) e maya (una particolare sfumatura di verde frutto di brevetto aziendale) destinate a contenere vino, spumanti, birre, acqua, distillati, olio, aceto e quant’altro, per un totale di circa 600 referenze, anche su specifico disegno dei clienti, a tale scopo l’azienda è dotata di un reparto progettazione e ricerca.

Il vetro utilizzato è per l’85% frutto di recupero, ovvero rottame di vetro per un totale di 95.000 tonnellate/anno e tutta l’acqua di lavorazione viene recuperata.
Anche il calore prodotti dai fumi provenienti dai forni viene recuperato ed utilizzato per riscaldare l’acqua destinata poi al teleriscaldamento di Sesto San Giovanni e di parte di Milano nord, la stessa energia viene inoltre utilizzata per il funzionamento della fabbrica.

L’esterno dei capannoni è estremamente curato, vi si trova infatti un giardino piantumato con arbusti ed alberi ad alto fusto, creando in questo modo un ambiente armonico anche se situato all’interno di una fabbrica.
Lorenzo Colombo