Vigneto Pusterla

Un vigneto in centro città, anche se in un lontano passato era abbastanza comune, è cosa piuttosto rara al giorno d’oggi, ma, basta fare una capatina a Brescia, e, sul lato nord del colle Cidneo, in cima al quale sorge il Castello, troviamo le balze sulle quali da tempo immemore si coltiva l’uva Invernenga, con la quale si produce il vino bianco PUSTERLA.

Con i suoi quasi quattro ettari è più grande vigneto urbano in produzione d’Europa.
La presenza di vigneti sulle pendici di questo basso colle (arriva a 210 metri sulla sommità) è documentata sin dal 1251, mentre in epoca decisamente più recente (siamo nel 1873) i vini qui prodotti, dall’azienda dei Fratelli Riccardi, ottenevano riconoscimenti alla Mostra Internazionale di Vienna e, nel 1904, addirittura una medaglia d’oro durante un’esposizione bresciana.
Nel 1940, la famiglia Capretti, alla quale era passata l’azienda, registrava il marchio “Pusterla” ed in seguito con i suoi vini, nel 1953 e 1966 otteneva altre medaglie in concorsi enologici.
A proposito, il nome “Pusterla” indicava le porte (segrete) che immettevano nei castelli e nelle fortezze.
Nel 1973 Mario Capretti chiude l’azienda vitivinicola e negli anni successivi vengono venduti cascine e terreni, ancora coltivati a vigneto dai fratelli Castrezzati, mezzadri che vinificano le uve sino alle fine del 1990.
Negli anni successivi si succedono diversi passaggi, sino alla fine del 2011, quando Maria Capretti riprende in mano la conduzione dei vigneti di famiglia.
Al giorno d’oggi i vini prodotti sono tre, tutti con uva Invernenga: Vino bianco Pusterla, Vino bianco Pusterla 1037 e Vino bianco da uve appassite “Dolce Passione”.

L’Invernenga è un vitigno autoctono bresciano le cui origini non sono ben chiare. Viene citato per la prima volta nel 1826, dal Ministero dell’Industria, Agricoltura e Commercio dell’Impero Austro Ungarico.
E’ iscritto al Registro Nazionale dal 1971 e la sua diffusione è limitata a sette ettari (dati 2010 – mentre nel 1982 ne risultavano cinquantasette), ed il suo utilizzo è autorizzato per la produzione di una dozzina di vini ad Igt lombardi.
Abbiamo avuto l’occasione d’assaggiare i primi due vini in occasione di Authoctona, a Bolzano, lo scorso 20 ottobre.
Si tratta di vini piuttosto semplici e leggeri –soprattutto il Pusterla- caratterizzati da una spiccata vena acida e da una pronunciata sapidità.

Eccoli:

– Vino bianco “Pusterla” (2014)
Vinificazione in acciaio.
Color verdolino scarico, quasi bianco carta.
Pulito e fresco al naso, floreale-fruttato (frutto bianco).
Decisamente sapido, quasi salato, fresco, un poco acidulo, agrumato (limone), leggero di corpo, lunga la persistenza.

– Vino bianco “Pusterla” (2013)
Bianco carta, quasi incolore.
Pulito al naso, di media intensità, note di frutto bianco e d’erbe officinali.
Sapidi, con bella vena acida, struttura leggera, note di fieno, discreta la persistenza. 81-82

– Vino bianco “Pusterla 1037” (2013)
Le uve per questo vino sono frutto di una selezione, spesso provengono da piante più che centenarie, e l’affinamento dura un paio d’anni.
“1037” indica la data (15 luglio 1037) del Diploma col quale l’Imperatore Corrado II concede a Odorico, Vescovo di Brescia, la giurisdizione sui territori nei quali è compreso il colle Cidneo.
Color paglierino-verdolino, più intenso rispetto ai precedenti vini.
Di media intensità olfattiva, presenta un frutto più maturo (mela e pesca).
Non molto strutturato, citrino, con spiccata vena acida, sentori di fieno su lunga persistenza.

Per entrambi i vini la produzione è assai limitata: nel 2013 sono state prodotte 7.000 bottiglie di Pusterla bianco, vendute direttamente in azienda a 12 euro.
Del Pusterla 1037 ne sono state prodotte (nel 2013) 2.500 bottiglie, vendute a 17 euro.
Lorenzo Colombo

Le foto sono tratte dal sito aziendale: http://www.vignetopusterla.com/ita/home/home

 

 

 

 

 

pubblicato in origine su www.vinealia.org

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