“Vulcania” e i vini bianchi

“Vulcanico” è forse il temine che meglio si addice ad Aldo Lorenzoni, direttore del Consorzio tutela Vini Soave, e “VULCANIA” è il nome che è stato dato alla manifestazione “Tutti i colori del bianco”, che quest’anno si è spostata da Monteforte d’Alpone, storica sede dell’evento, a Soave, dove nella mattinata di venerdì 5 giugno si è tenuto il convegno dal titolo “Quei vulcanici vini bianchi” al quale hanno partecipato esperti di settore e docenti universitari italiani e stranieri.

Moderato da Antonio Paolini, giornalista de Il Messaggero, sono stati affrontati, dai diversi relatori, i temi relativi al vulcano sia in chiave tecnico-scientifica che prettamente culturale, un approccio questo assolutamente innovativo in raffronto al mondo produttivo vitivinicolo. Sandro Conticelli, professore di Petrologia all’Università di Firenze ha aperto i lavori con un intervento dal titolo “Distribuzione dei terreni vulcanici in Italia: parametri litologici, mineralogici e geochimici per la definizione del terroir di riferimento”. Importanti alcune considerazioni relative ad esempio al fatto che in Italia sono presenti circa 60 vulcani, considerando sia quelli attualmente attivi, quelli ormai spenti e i cosiddetti “dormienti”; interessante inoltre la nota curiosa che non esistono in natura due rocce uguali, ma ciascuna è diversa dalle altre. Per quanto riguarda l’agricoltura, e nello specifico la viticoltura, il fatto che i vulcani italiani siano ricchi di potassio fa si che i terreni siano molto fertili.
Giuseppe Bentivegna, professore di Filosofia dell’Università di Catania, ne “L’uomo e il vulcano”, ha invece affrontato in chiave umanistica il curioso rapporto di odio-amore tra uomo e vulcano, proponendo un excursus storico, artistico e letterario che ha spaziato dalla mitologia greca fino al romanticismo ottocentesco, una analisi, tesa ad evidenziare il rapporto di affascinata sudditanza che è sempre esistito tra l’uomo e il vulcano, visto come indomita forza della natura.
A seguire Rodolfo Minelli, pedologo, ha riportato il dibattito sul piano tecnico-scientifico, con una acuta analisi relativa ai “Suoli su substrati vulcanici”, interessante notare che mentre solamente l’uno percento della superficie terrestre è coperta da depositi vulcanici, ben il dieci percento della popolazione abiti negli stessi luoghi, per merito della loro fertilità.
Attilio Scienza, professore di Viticoltura all’Università di Milano, dopo aver aperto il suo intervento con la frase “La qualità di un vino è sotto i nostri piedi”; ha passato in rassegna “Le principali aree vitivinicole con suoli di origine vulcanica in Italia: Soave, Monti Lessini, Etna, Pantelleria, Salina, Castelli Romani, Gallura, Terlano, Val di Cembra, Vesuvio, Ischia”. Ha infine concluso ribadendo sull’importanza di “dare al consumatore strumenti più semplici per analizzare il vino, per fargli così capire meglio il rapporto tra suolo e il vino stesso che bevono”.
Vicente Sotes Ruiz, professore di viticoltura dell’Università di Madrid ha invece affrontato il tema del vulcano nel resto del nostro continente “Le principali aree vitivinicole con suoli di origine vulcanica in Europa: Lanzarote, Tokai e Santorini”, fornendo dati interessanti sulle viticolture locali e soprattutto sui diversi e curiosi sistemi di allevamento della vite che vi vengono praticati.
A Diego Tomasi, del Centro di ricerca per la viticoltura di Conegliano, è spettato poi il compito di parlare di “Il paesaggio del vulcano”, attraverso una interessante analisi tesa a dimostrare come la percezione del paesaggio incida direttamente sul livello di gradimento del vino lì prodotto, nel consumatore, e siccome “nel vino c’è il paesaggio” di conseguenza “il paesaggio diventa un fattore di primaria importanza economica”.
Luca Ciancio, professore di Storia delle Scienze all’Università di Verona, ha in fine chiuso il lavori con una relazione dal titolo “I basalti colonnari: strutture ordinate, originate dal caos”, supportato da esempi di iconografie del vulcano, realizzate su commissione dai pittori in quanto “quelle opere avevano la funzione di una vera e propria autopsia del vulcano”.

Il pomeriggio è stato invece dedicato alle degustazioni, suddivise per temi, tipologia di vini messi in assaggio e luoghi di svolgimento.
Alle 15.00 all’azienda Balestri Valda si è trattato il tema de ““Il Soave in bianco e nero”, una degustazione, guidata da Nicola Frasson, responsabile per il Veneto della Guida Gambero Rosso, in cui, dal bianco dei suoli calcarei al nero dei suoli vulcanici, sono state messe in evidenza le diverse espressioni dei Soave di Mezzane, di Colognola e di Soave messi a confronto al banco d’assaggio.
Alle 17.00 sul punto panoramico del Monte Castellaro di Monteforte d’Alpone, si è tenuta invece la degustazione e l’approfondimento dedicato a “Il Soave tra tufo e basalti”. Tra i vari aspetti esaminati si è parlato di come riconoscere il suolo vulcanico di Monteforte da quello di Montecchia e Roncà, guidati dal pedologo Giuseppe Benciolini.
Alle 18.30 l’ultima degustazione si è tenuta all’interno dell’azienda Fattori di Roncà, dove ha avuto luogo un tasting dal titolo “Nel cuore del Vulcano”, condotta da Gianni Fabrizio, giornalista del Gambero Rosso, in cui è stata messa a confronto una selezione di vini bianchi da suoli vulcanici italiani ed europei: Soave, Monti Lessini e Colli Euganei per il Veneto, Val di Cembra, Campi Flegrei, Etna, Gallura e Pantelleria per il resto dell’Italia, oltre a prestigiose etichette in rappresentanza di Grecia, Spagna e Germania.
Dato l’estremo interesse dimostrato nei confronti dell’argomento, da parte del numeroso pubblico di rappresentanti della stampa e di addetti ai lavori, c’è da augurarsi che il tema “Vino e vulcani” possa essere portato avanti ed ulteriormente sviluppato in futuri appuntamenti, come d’altra parte lo stesso Lorenzoni ha ribadito.
Lorenzo Colombo
 

pubblicato in origine su www.vinealia.org

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