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Bibbiano: nel segno della continuità

Da Giulio Gambelli a Maurizio Castelli

Tommaso Marrocchesi Marzi

Un doppio confronto quello al quale abbiamo avuto modo di partecipare giovedì 27 novembre presso il Ristorante Morelli a Milano con la presenza di Tommaso Marrocchesi Marzi, proprietario di Bibbiano unitamente al fratello Federico; da una parte la visione di due grandi enologi, Giulio Gambelli (che in realtà enologo non era) e Maurizio Castelli sui vini di questa tenuta, dall’altra il raffronto tra due grandi Chianti Classico da Sangiovese in purezza, il Montornello le cui uve provengono da un singolo vigneto di 15 ettari esposto a Nord-Est e dall’altra il Vigna del Capannino, un Chianti Classico Riserva prodotto unicamente nelle annate considerate ottimali e che in seguito ha mutato la sua declinazione in Gran Selezione, prodotto da vigneti esposti a Sud-Ovest.

Lo scopo della degustazione comparata non era né quello di valutare quale dei due vini fosse il migliore né quello di mettere a confronto la tecnica enologica di Gambelli e di Castelli ma unicamente di andare ad analizzare le differenze nei due vini e la loro diversa evoluzione nel tempo.

Gambelli, che ha avuto l’intuizione di vinificare separatamente le diverse vigne, ha collaborato con Bibbiano dal 1942 sino al 2005 mentre Castelli ha iniziato la sua collaborazione nel 2015; abbiamo così potuto assaggiare tre vini prodotti da ciascuno di loro.
Altra cosa importante è data dal fatto che mentre del Montornello abbiamo assaggiato due uniche annate, ovvero la 1997 e la 2019, del Vigna del Capannino le annate degustate sono state ben quattro potendolo così comprendere meglio.

Entrambi i vini del 1997 hanno dimostrato un’ottima tenuta nel tempo con il Montornello che ci è parso più morbido e fruttato e con il Vigna del Capannino più floreale e con una trama tannica leggermente più decisa.
Entrambi ancora comunque in forma smagliante.

Bibbiano
Già nel 1498 Bibbiano è contemplato nel catasto della Decima Repubblicana sotto la proprietà di Matteo di Piero di Francesco Squarcialupi. Vi si citano quattro poderi “chon casa da lavoratore, chon terre lavorative, vignate, ulivate, boschate e sode”.
Nel 1500 la tenuta viene ceduta Ospedale di Santa Maria Nuova, nel corso degli anni seguirono diversi altri passaggi di proprietà sino a che nel 1865 venne acquistata dai fratelli Casimiro e Piero Marzi progenitori degli attuali proprietari Tommaso e Federico Marrocchesi Marzi, quinta generazione della famiglia, la tenuta si sviluppa su una superficie di 220 ettari certificati biologici, 40 dei quali di vigneti per una produzione annuale di 180.000 bottiglie.
Il principale vitigno coltivato è il Sangiovese, ma vi si trovano anche Canaiolo, Malvasia Nera, Ciliegiolo e Colorino, tra le varietà a bacca nera, e Trebbiano, Grechetto e Malvasia del Chianti, tra i vitigni a bacca bianca.

Per quanto riguarda il Sangiovese nei vigneti aziendali è presente un biotipo di Sangiovese Grosso portato da Montalcino nella metà degli anni Cinquanta da Giulio Gambelli e selezionato con l’Università di Firenze: un vero e proprio clone-monopole che il 7 febbraio 2025 è stato ufficialmente omologato in due cloni: VdC2 nel caso del Sangiovese Grosso proveniente dalla Vigna del Capannino, e VdM1 per il Sangiovese individuato nella migliore esposizione delle Vigne di Montornello.

I vini

 – Montornello
Prodotto con Sangiovese in purezza, il vigneto è situato su suolo calcareo argilloso con presenza di Alberese, sabbia, gesso e argille, la vendemmia s’effettua a partire dalla seconda decade d’ottobre.
La fermentazione prevede una macerazione di circa un mese e si svolge in vasche di cemento mentre l’affinamento del vino, per 24 mesi, avviene parte in vasche di cemento e parte in tonneaux di rovere francese.
la produzione è di circa 15.000 bottiglie/anno.

Il vino ci è stato proposto in due annate, la 1997 quando il vino era ancora classificato come Chianti Classico e la 2019 quando aveva assunto la qualifica di Chianti Classico Gran Selezione e cambiato il nome in Vigne di Montornello.

Chianti Classico Montornello 1997
Granato con unghia aranciata.
Buona intensità olfattiva, note balsamiche e mentolate, frutta rossa in confettura, biscotto, molto elegante.
Succoso e strutturato, tannino in equilibrio, morbido, frutto rosso ancora ben presente, armonico ed elegante, lunga la persistenza.

Chianti Classico Gran Selezione Montornello 2019
Color granato luminoso e trasparente.
Buona intensità olfattiva, bel frutto, note balsamiche, buona l’eleganza.
Discretamente strutturato, presenta sentori di radici e bastoncino di liquirizia, accenni piccanti, bella vena acida e buona persistenza.

Vigna del Capannino
Le uve – Sangiovese Grosso clone monopolio Vigna del Capannino- provengono dall’omonimo vigneto di sette ettari d’estensione, il suolo è composto d’argilla e d’Alberese scistoso, la vendemmia s’effettua a partire dai primi d’ottobre e la resa è di 50 q.li/ha.
La fermentazione avviene in vasche di cemento con una macerazione di oltre un mese, l’affinamento, per 24 mesi, s’effettua parte in vasche di cemento e parte in tonneaux di rovere francese.
La prima annata di produzione è stata la 1988.

Vigna del Capannino Riserva 1997
Granato profondo con unghia mattonata.
Intenso al naso, balsamico e mentolato, note floreali e d’eucalipto, buona l’eleganza.
Trama tannica integrata anche se più presente rispetto al Montornello, morbido e succoso, leggeri accenni di radici, lunga la persistenza.

Vigna del Capannino Riserva 2005
Profondo il colore. Buona l’intensità olfattiva, frutto rosso speziato, leggeri sentori di radici, accenni balsamici e mentolati.
Buona la struttura senz’essere pesante, intenso, tannino importante e leggermente asciutto, accenni piccanti, lunga persistenza su sentori di bastoncino di liquirizia.

Vigna del Capannino Gran Selezione 2015
Color granato luminoso di buona profondità.
Buona l’intensità olfattiva, bel frutto, accenni balsamici.
Sapido e succoso, con bella trama tannica e buona vena acida, lunga la persistenza su sentori di radici e liquirizia.

Vigna del Capannino Gran Selezione 2016
Granato di buona profondità.
Bel naso, elegante e delicato, bel frutto, accenni floreali, note balsamiche.
Intenso e succoso, con bella vena acida e tannino in equilibrio, buona la persistenza.

Durante il pranzo abbiamo inoltre potuto degustare altri due Chianti Classico:

Chianti Classico 2024
Per la produzione di questo vino, frutto di Sangiovese in purezza, vengono utilizzate le uve provenienti da 37 ettari di vigneti situati nel comune di Castellina in Chianti, le esposizioni variano da Sud-Ovest a Nord-Est ed i suoli sono calcareo argillosi con presenza di Alberese, la resa è di 70 q.li/ettaro e la vendemmia s’effettua a partire dalla prima metà del mese di settembre.
La fermentazione avviene in vasche d’acciaio con una macerazione di un paio di settimane e l’affinamento si svolge in vasche di cemento dove il vino soggiorna per un anno.
Le bottiglie prodotte annualmente sono 60.000.

Il suo colore è rubino luminoso.
Bel naso, floreale e fruttato.
Fresco e succoso, presenta alla bocca un bel frutto.
Piacevolissima la beva.

Chianti Classico Riserva 2022
Le uve provengono dagli stessi vigneti del vino precedente, la vendemmia si svolge da fine settembre e la resa è di 65 q.li/ettaro.
La fermentazione, che si svolge sia in vasche d’acciaio che di cemento, prevede una macerazione di circa tre settimane, l’affinamento, per una durata di 18 mesi s’effettua per metà della massa in vasche di cemento e per l’altra metà in tonneaux di rovere francese.

Color rubino-granato, profondo e luminoso.
Buona la sua intensità olfattiva come pure l’eleganza, note scure, sentori di radici.
Discretamente strutturato, asciutto, sentori di radici di liquirizia.
Bel vino.
Lorenzo Colombo