, , ,

Querceto di Castellina

La freschezza nel Chianti Classico

E’ appena terminata la seconda Guerra Mondiale quando il fiorentino Guido Masini acquista una storica tenuta del ‘400 a Castellina in Chianti.
Lo scopo, come spesso avviene, è quello di farne una casa di campagna, per rifugiarsi con la famiglia fuori dal caos della città, ma a Guido non basta, così, oltre a vendere l’uva prodotta, impianta anche un allevamento di maiali.
Negli anni Sessanta non avendo il tempo di occuparsene appieno l’azienda viene data in gestione.
Passano gli anni e nel 1989 la figlia Laura ed il marito Giorgio, architetto, decidono di restaurare il complesso le cui strutture abitative -alcune risalgono al 1400- stanno deperendo e ne fanno un agriturismo con 40 posti letto, suddivisi in nove appartamenti di varie dimensioni ed una suite, convertono inoltre la proprietà in una vera tenuta agricola, concentrandosi su vigneti ed oliveti.

Vigneti

Nel 1998 il loro figlio Jacopo dopo una lunga esperienza all’estero decide di tornate in Italia, ristruttura i vigneti i cui impianti risalivano agli anni ’40 e ’50 e fonda la cantina, esce così il primo vino con etichetta Querceto di Castellina.
Sin da subito l’idea è quella di una gestione biologica delle vigne e nel 2012 arriva infine la certificazione BIO.
Recentemente sono entrati in azienda anche Filippo, fratello di Jacopo ed anche lui architetto, col compito di gestire l’agriturismo e Mary, moglie di Jacopo, che si occupa di marketing ed ospitalità, collaborano inoltre con l’azienda l’enologa Gioia Cresti e Valerio Grella, che gestisce sia la parte agronomica che la cantina, mentre la madre, Laura, si occupa di cucina, tenendo corsi agli ospiti della tenuta, in maggior parte stranieri.

Mappa vigneti

L’azienda, situata nella parte nord di Castellina, ai confini con Radda, si sviluppa su 50 ettari, poco più di 11 dei quali a vigneto, suddivisi in sei appezzamenti collocati tra i 420 ed i 500 metri d’altitudine, la maggior parte del suolo è composto da Alberese, il vitigno principale è il Sangiovese, che occupa l’80% delle vigne, segue il Merlot e piccole parcelle di Viognier e Roussane, di quest’ultimi vitigni, messi a dimora nel 2008 nel vigneto Livia, ce ne sono 2.000 ceppi in totale. Con questi si producono 2.000 bottiglie dell’Igt Toscana Bianco “Livia”.
Una piccola porzione di vigneto è stata sovrainnestata a Cabernet franc coll’idea di farne in futuro un vino in purezza, la prima vendemmia di queste uve è stata effettuata nel 2020, per ora si tratta di un progetto, per la sua realizzazione tutto dipenderà dalla qualità ottenuta.
La produzione verte su sei diversi vini per un totale di 45.000 bottiglie, l’80% delle quali viene esportato, inoltre dai 100 ai 150 ettolitri di vino vengono venduti sfusi ad altre cantine della zona.
Come sopra accennato a Querceto di Castellina si lavora e si produce in regime BIO.

I vini

La nostra degustazione inizia con due diverse annate del Chianti Classico “L’Aura”, primo vino prodotto in azienda, porta il nome della madre di Jacopo e Filippo, frutto di uve Sangiovese in purezza – all’inizio in questi vini  entrava una percentuale di Merlot- provenienti da tre diversi vigneti situati tra i 420 ed i 500 metri d’altitudine e messi a dimora negli anni 1997, 1999, 2001 e 2003.
La fermentazione si svolge in vasche d’acciaio con una macerazione di 20-25 giorni e l’affinamento viene effettuato in tonneaux francesi da 500 litri dove il vino sosta per un anno, seguono quindi tre mesi di riposo in bottiglia.
Se ne producono tra le 25.000 e le 30.000 bottiglie/anno.

2019 (assaggio in anteprima)
Il vino è stato imbottigliato da poco più di un mese e sarà commercializzato a partire dal mese di maggio.
Il colore è di un rubino purpureo che a tratti ricorda il color prugna, compatto e luminoso, di buona intensità.
Al naso si coglie la sua gioventù che s’esprime con intense note fruttate di ciliegia e sentori vanigliati e leggermente speziati.
Succoso e sapido alla bocca, con una bella trama tannica, anche se ancora da integrarsi perfettamente ed una curiosa nota piccantina che rimanda al pepe bianco che ritroveremo poi anche negli altri vini, note vanigliate su lunga persistenza.

 – 2018 – Rispetto al precedente vino cambia sia l’intensità, meno accentuata, come pure la tonalità che vira su note rubine tendenti al granato.
Anche l’intensità olfattiva è più attenuata, in compenso s’apre lo spettro olfattivo che diventa più ampio ed armonico, vaniglia e note balsamiche s’uniscono ad accenni d’erbe officinali ed ad un frutto rosso, ciliegia, che appare più maturo.
Buona anche l’armonia gustativa dove il frutto maturo e i sentori di legno dolce sono stemperati da una spiccata vena acida, da un tannino che, seppur non aggressivo si fa ben sentire e dalle note piccanti e pepate riscontrate anche nel precedente vino.

 – Chianti Classico Gran Selezione “Sei” 2017
Vino dal nome curioso “Sei” un numero quest’ultimo che è una costante in azienda, 6,6 sono gli ettari del vigneto principale, il Belvedere, 6.666 sono i ceppi per ettaro, il numero sei ricorre poi nella data di nascita della madre di Jacopo e Filippo.
Frutto anch’esso di uve Sangiovese in purezza provenienti dal vigneto Belvedere, messo a dimora nel 2003, le uve vengono selezionate da alcuni filari con particolari cloni, la cura in vigneto per questi filari prevede potature più corte con rese più basse, segue poi un’ulteriore selezione delle uve su tavolo vibrante, l’affinamento si svolge in tonneaux metà dei quali nuovi per un periodo di 18 mesi ai quali ne seguono altri 12 di sosta in bottiglia.
La prima annata di questo vino è stata la 2011, prima d’allora si produceva una Riserva con caratteristiche e modalità produttive diverse, vino quest’ultimo che è stato abbandonato.

Color rubino-granato di buona intensità.
Bel naso, ampio ed elegante, sentori di sottobosco, humus, foglie bagnate, accenni floreali e note di vaniglia, cannella e pepe, cuoio, frutta matura, ciliegia e prugna e sbuffi di cioccolato alla menta.
Strutturato, con bella polpa ma al contempo agile e snello, fresco ed asciutto, con tannino deciso ma ben integrato, bel frutto croccante, accenni piccanti, note mentolate, lunga la sua persistenza.

 – IGT Toscana Rosso “Podalirio” 2017
Merlot in purezza, affinato per 18 mesi in barriques e per ulteriori 12 mesi in bottiglia.
Prodotto per la prima volta nel 1999, con una prevalenza di uve Sangiovese, nel corso degli anni ha visto sempre più aumentare la quota di Merlot sino a che, nel 2004 quest’ultimo vitigno è stato utilizzato in purezza.

Profondo e compatto il colore, purpureo, denso.
Intenso al naso, sentori di ciliegia surmatura e prugna secca, speziato, mentolato, legno dolce e note balsamiche.
Strutturato, sapido, prugna secca e liquirizia forte, accenni pepati, piante aromatiche e note di salamoia, tannino ficcante, bella vena acida e buona persistenza.

In conclusione

Abbiamo trovato un fil rouge in tutti i vini assaggiati dato da quella leggera nota piccante che ci ricordava il pepe, altra caratteristiche che li accomuna è data dalla freschezza e dall’agilità, dovute, a nostro parere, in buona parte alla collocazione altimetrica dei vigneti, oltre che a pratiche enologiche non invasive.
Spicca su tutti -secondo noi- la Gran Selezione, un vino importante, giocato più sull’eleganza che non sulla potenza e, soprattutto facile da bere, che alla fine è quanto si richiede ad un vino.
Lorenzo Colombo