Alla scoperta della Docg Lison

Nel Veneto ci sono ben 43 vini a denominazione e di questi 14 si possono fregiare della Docg, alcuni di questi vini sono molto famosi e conosciuti ma ce ne sono altri che sono poco noti ai più, vuoi per la loro recente acquisizione della Docg vuoi per l’esiguo numero di bottiglie prodotte.

E’ questo il caso della Docg Lison, denominazione che abbiamo potuto approfondire durante un press tour organizzato dal Consorzio Vini Venezia che la tutela unitamente ad altre quattro denominazioni.

Area di produzione della DOCG

La Docg è stata istituita solamente nel 2011, ma la sua storia inizia oltre 50 anni fa, quando, nel 1971, viene istituita la Doc Tocai di Lison come parte integrante della più ampia Doc Lison-Pramaggiore, denominazione tuttora esistente.
Il primo cambiamento riguarda il nome che diventa semplicemente Lison Doc, nel 2007, a seguito della sentenza dell’Unione Europea, dovuta alla diatriba con l’Ungheria sull’utilizzo del nome Tokaji, si è costretti a cambiare il nome del vitigno che da Tocai diventa Tai.
(Nota: questo per quanto riguarda la regione Veneto, mentre il Friuli-Venezia Giulia opta per il temine Friulano).

Infine nel 2011 Lison assurge a Docg e negli anni successivi si verificano alcune piccole modifiche al disciplinare di produzione.

Veniamo quindi sinteticamente al disciplinare di produzione che prevede che il vino possa essere prodotto in 11 comuni della provincia di Venezia, in un paio di quella di Treviso ed in sei in quella di Pordenone, ovvero nel Friuli-Venezia Giulia, mentre l’utilizzo della tipologia Classico è limitata unicamente a cinque comuni o frazioni di essi della provincia di Venezia.

Come già detto il vitigno che lo compone è il Tai con la possibilità di utilizzare sino al 15% di altri vitigni a bacca bianca (non aromatici) ammessi nelle provincie di Venezia, Treviso e Pordenone, anche se la maggior parte dei produttori opta per utilizzare unicamente il Tai.
La maggior parte dei vigneti sono situati su un suolo che viene chiamato caranto, si tratta di un terreno d’origine alluvionale, argilloso, dal colore ocra scuro con striature bianche di carbonato di calcio, ricco di minerali, questo tipo di terreno è tipico soprattutto nella piccola area del Lison Classico.

Il clima è caratterizzato dalla vicinanza del mare e dalla presenza di aree lagunari ed essendo il terreno pressoché pianeggiante espone i vigneti ai venti di Bora e di Scirocco che favoriscono sia l’arieggiamento che l’escursione termica giorno/notte.

Durante il press tour, accompagnati da Stefano Quaggio, direttore del Consorzio Vini Venezia, abbiamo avuto l’opportunità di degustare un discreto numero di questi vini, alcuni dei quali in momenti più “tecnici”, ovvero presso le aziende, in alcuni casi in degustazioni di più annate, mentre altri li abbiamo potuti assaggiare durante pranzi e cene, con meno possibilità di valutarli tecnicamente, ragione per cui per quest’ultimi non abbiamo preso appunti, è questo il caso dei Lison Classico delle annate 2022 e 2019 di Villa Bodgano, assaggiati unitamente al Pinot Grigio Ramato 2024 ed ai Refosco dal Peduncolo Rosso 2018 e Refosco Riserva 186 del 2017 durante il pranzo presso Alla Barchessa, a Portogruaro.

Villa Bodgano, il cui nome completo è Villa Bodgano 1880 è situata a Lison di Portogruaro dove dispone di 106 ettari di vigneti, 18 dei quali con vigne vecchie, tra questi si contano 117 ceppi di Tocai risalenti ad inizio ‘900.
Altri vitigni presenti sono per l’appunto il già citato Refosco dal Peduncolo Rosso e la Malvasia, otre agli internazionali Pinot Grigio, Chardonnay, Pinot Nero, Cabernet Franc, Cabernet Sauvignon e Merlot.
L’azienda, che produce in regime biologico sin dal 1993 ha in catalogo 10 vini.

Altro Lison Classico che abbiamo assaggiato, questa volta durante il pranzo presso il Ristorante Alla Palazzina, a Venezia è quello di Mazzolada, azienda di Portogruaro che produce nove vini, di cui cinque bianchi e quattro rossi da diversi vitigni, tutti i vini sono frutto di monovitigno.
L’azienda dispone di 100 ettari di vigneti condotti utilizzando il protocollo SQNPI (Sistema di Qualità Nazionale Produzione Integrata).

Per quanto riguarda i vini degustati in maniera più tecnica ne scriveremo in appositi articoli.
Lorenzo Colombo