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Le Carline: verticale di Lison Classico

Il primo incontro effettuato in occasione del press tour organizzato dal Consorzio Vini Venezia nella seconda settimana di giugno è stato con Le Carline, azienda situata a Pramaggiore, fondata nel 1988 e che sin da subito ha puntato sul biologico ottenendo nel 1994 la certificazione (il padre del proprietario è presidente del Biodistretto BioVenezia).
Dai quattro ettari avuti in eredità dove si trovavano Tocai e Refosco, l’azienda, giunta alla terza generazione può contare attualmente su 45 ettari di vigneto in produzione, 15 dei quali in corpo unico.
La tendenza attuale è quella di optare per un approccio biodinamico, senza però esasperazioni e nel 2014 è stato messo a dimora un vigneto sperimentale dove testare 32 varietà PIWI.
Nei vigneti sono situate cinque capannine metereologiche

Vigneti

La produzione annuale s’aggira sulle 500.000-600.000 bottiglie (tenendo conto che l’azienda acquista uva Glera) suddivise su oltre una trentina d’etichette, sei delle quali da vitigni PIWI raggruppati nella linea Resiliens, interessante al tal proposito l’assaggio del Prior vinificato in anfora, un vino dl color violaceo che presenta sentori frutta rossa selvatica e leggere note piccanti.
Tutti i vini sono certificati biologici e vegani e cinque etichette sono dichiarate Senza Solfiti Aggiunti, circa metà della produzione viene esportata ed il principale mercato è la Germania.

Metodo Classico

L’azienda è autosufficiente dal punto di vista energetico grazie ad un impianto fotovoltaico, nella cantina, situata a sei metri nel sottosuolo con temperatura costante si trovano circa 150 barriques.

La verticale di Lison Classico
Il vino viene prodotto con uve Tai in purezza provenienti da vigneti condotti col sistema di Doppio capovolto, derivato dal Guyot doppio, la vinificazione prevede una criomacerazione delle uve per circa 12 ore, una pressatura soffice ed una decantazione statica del mosto.
Fermentazione ed affinamento avvengono in contenitori d’acciaio dove il vino riposa sulle fecce fini, con periodici batonnages per diversi mesi.
Segue quindi un anno di sosta in bottiglia prima della commercializzazione.

Sono quattro i vini che abbiamo potuto degustare -tutti caratterizzati da bellissimi colori- in una verticale che partendo dall’ultima annata in commercio, ovvero la 2022 si è spinta sino alla 2012 dandoci così la prova provata del potenziale di longevità di questo vino.

 – 2022 – Color paglierino con riflessi dorati, luminoso, di buona intensità.
Discretamente intenso al naso dove si colgono sentori d’erbe aromatiche e di fieno.
Dotato di buona struttura, sapido, buono il frutto, accenni vegetali, presenta leggere note piccanti, buona la sua persistenza.

– 2018 – Molto bello il colore, dorato luminoso.
Buona la sua intensità olfattiva, bel frutto a polpa gialla, erbe officinali, leggeri accenni idrocarburici.
Buona la struttura, carnoso, frutta a polpa gialla, pesca, albicocca, buone sia l’eleganza che la persistenza.
E’ l’annata che abbiamo preferito.

– 2015 – Oro verde, luminoso, molto bello.
Non molto intenso al naso, frutta tropicale, pesca gialla, erbe aromatiche, accenni di confetto.
Buona struttura, bella vena acida, leggere note piccanti, lunga la persistenza.

– 2012 – L’età comincia a farsi sentire, già a partire dal bel color oro luminoso che sembra olio.
Media la sua intensità olfattiva, pesca gialla, accenni di pasticceria.
Accenni piccanti al palato, leggere note tanniche, buona la persistenza.
Vino ancora molto vivo, a 14 anni dalla vendemmia.
Lorenzo Colombo