, , , ,

Garantito IGP: La Sala del Torriano

Francesco Rossi Ferrini

Siamo a Montefiridolfi, in comune di San Casciano Val di Pesa. Sole accecante su un paesaggio onestamente splendido. La Sala del Torriano è l’azienda creata nel 2014 da Francesco Rossi Ferrini, un piede in finanza e uno nel vino, unendo due realtà preesistenti: la Sala ed il Torriano.

Il Torriano, 22 ettari, gli è arrivato nel 2010 direttamente dalla famiglia materna: il nonno Piero Cateni la acquistò nel 1937. Nel 2014 Francesco acquista invece La Sala, nella vicina Sorripa, mettendo così insieme una proprietà di 75 ettari totali, dei quali 34 vitati, impiantati per l’80% a Sangiovese e per il resto a Merlot e Cabernet sauvignon, Colorino e Pugnitello. “Ma vinifichiamo l’uva di soli 12 ettari – spiega – perché ci manca lo spazio per vinificarla tutta”. Buon segno.

L’aspirazione è, ma dicono tutti così, costituire l’”espressione sartoriale” del territorio in cui si trovano, ossia la media collina della zona nord-occidentale del Chianti Classico. Obbiettivo oggettivamente non facile da conseguire.

Qui lo perseguono, dopo la conversione al bio nel 2017, scegliendo anno per anno le uve migliori tra i vigneti di proprietà e utilizzando solo serbatoi da 50 hl, sotto l’occhio vigile dell’enologo-agronomo interno Ovidio Mugnaini e dall’enologo consulente Stefano Di Blasi.

Al termine della degustazione di sei vini, dei quali riferiamo nel dettaglio più sotto, devo ammettere che siamo usciti convinti della veracità del progetto: gli assaggi hanno espresso una coerenza stilistica vocata alla semplicità, alla rinuncia alla scenografia e alla muscolarità. E’ emersa una mancanza di fronzoli a beneficio di sorsi asciutti, centrati, godibili, dotati di quei crismi di una certa chiantigianità profonda non così frequenti da rintracciare.

La Sala del Torriano Chianti Classico docg 2016 (Sangiovese 90%, Merlot 10%).
Da una tipica annata “regolare” ecco un vino di un ben colore rubino vivo e un naso ricco, fresco e tuttavia fine ed elegante, pieno di frutto maturo. In bocca è generoso, gratificante, ma composto e lineare.

La Sala del Torriano Chianti Classico docg 2015 (magnum).
Anche al netto dei grandi, generici benefici del grande formato, questo vino spicca per finezza e levità olfattiva, che lo rende particolarmente elegante. In bocca è giustamente tannico, asciutto e quasi severo, di gran pulizia.

– La Sala del Torriano Chianti Classico docg 2014 (Sangiovese 85%, Merlot 15%).
Un’annata critica per definizione (e un raccolto da soli 7 ettari) non poteva che dare un risultato un po’ anomalo. Al colore un po’ spento corrisponde un naso piuttosto scarico e un’impressione di esilità, che però non dispiace anche grazie all’eleganza dell’insieme. In bocca è coerente alle premesse: non lunghissimo ma ruspante e beverino, con una sua sghemba identità.

Il Torriano Chianti Classico docg 2018 Gran Selezione (Sangiovese 100%).
Al colore scarico e molto trendy corrisponde un bouquet intenso e profondo, dove il frutto maturo emerge in tutta la sua solenne, quasi invadente evidenza. Una sensazione che continua in bocca con una rotondità marcata, duratura e piuttosto alcoolica.

 – Il Torriano Chianti Classico docg 2016 Gran Selezione (Sangiovese 100%).
Nel bicchiere brilla un magnifico color rubino, mentre all’olfatto la maturità regala un’eleganza quasi croccante, verticale, finissima. Qualità che si ritrovano al palato con un’ampiezza capace di mantenersi agile, forse un po’ a discapito della lunghezza.

Il Torriano Chianti Classico docg 2015 Gran Selezione (Sangiovese 100%).
La profondità del colore fa da premessa a un vino concentrato, molto stile “prima Gran Selezione”, dal bouquet un po’ chiuso e dal corpo pieno, strutturato, piuttosto alcolico e abbastanza evoluto.

La Sala del Torriano 5 Filari Toscana Rosso Igt 2020 (Pugnitello 100%).
Appena mille bottiglie di questo vino fatto in anfora e ricavato da un unico vigneto immerso nel bosco e ricavato dalla ripropagazione di una vite trovata in azienda.

Il colore è un rubino/granato medio, mentre al naso è complesso, screziato: accenni balsamici con note verdi, di macchia, di alloro. Non si smentisce in bocca, con una sapidità asprigna che lo rende agile e nevrile come certi vini “di campagna”
Stefano Tesi