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Trebbiano d’Abruzzo: 50 anni di DOC in degustazione

La Doc Trebbiano d’Abruzzo è stata istituita nel 1972 e, unitamente alla Doc Montepulciano d’Abruzzo è stata per molti anni l’unica denominazione della regione.

Durante questi cinquant’anni il disciplinare è stato rivisto più volte e dall’ultima modifica, avvenuta nel dicembre 2014, sono previste anche le menzioni Superiore e Riserva.
La sua area di produzione comprende numerosissimi comuni in tutte le quattro province regionali e i vitigni ammessi nella sua produzione sono: Trebbiano abruzzese, Bombino bianco e Trebbiano toscano che debbono essere presenti -in modo congiunto o disgiunto- almeno per l’85% nel vino.

I sistemi d’allevamento utilizzati sono diversi anche se, soprattutto nei vigneti più vecchi prevale ancora la pergola abruzzese (tendone), sistema quest’ultimo spesso (erroneamente) ritenuto foriero di non elevata qualità, anche se, se ben condotto è in grado di fornire ottime uve e, soprattutto protegge quest’ultime dalle scottature date dal sole che in questa regione, nei mesi estivi, è piuttosto insistente, inoltre la copertura data dalle foglie costituisce un’ottima barriera verso le grandinate.

Vecchie bottiglie di Trebbiano d’Abruzzo

Sulla capacità del Trebbiano –in realtà occorrerebbe parlare di Trebbiani, essendo sette le varietà inserite nel Registro Nazionale delle Varietà di Vite- di potere produrre grandi vini si sono spesso avanzati molti dubbi, anche perché non si è mai fatta grande distinzione tra le diverse varietà.
In effetti alcune di loro – parliamo soprattutto del Trebbiano toscano, che ha come sinonimi Biancame, Procanico ed Ugni Blanc- sono più che altro considerate adatte alla distillazione (l’Ugni Blanc è uno dei vitigni maggiormente utilizzati per la produzione del Cognac).

Durante l’ultimo Vinitaly il Consorzio Tutela Vini d’Abruzzo ha organizzato una degustazione per celebrare il 50° anniversario della denominazione.
La degustazione, dal titolo “Trebbiano d’Abruzzo: un grande bianco italiano” prevedeva l’assaggio di otto vini di diversi produttori e diverse annate, dalla 2019 siano alla 1973, è stata condotta da Walter Speller e ha dimostrato -seppur non in tutti i campioni- che, se ben condotto in vigna ed adeguatamente seguito in cantina, il Trebbiano non ha nulla da invidiare a vitigni ben più blasonati in quanto a tenuta nel tempo.

Ecco i vini in degustazione:

 – Inalto – Trebbiano d’Abruzzo Doc Superiore 2019 – Ofena (AQ)
– Tiberio – Trebbiano d’Abruzzo Doc 2014 -Cugnoli (PE)
– Citra – Trebbiano d’Abruzzo Doc “Laus Vitae” 2011 – Ortona (CH)
– Cantina Tollo – Trebbiano d’Abruzzo Doc “C’Incanta” 2008 – Tollo (CH)
– Masciarelli – Trebbiano d’Abruzzo Doc “Castello di Semivicoli” 2004 – San Martino sulla Marrucina  (CH)
– Emidio Pepe – Trebbiano d’Abruzzo Doc 1995 – Torano Nuovo (TE)
– Barone Cornacchia – Trebbiano d’Abruzzo Doc 1980 – Torano Nuovo (TE)
– Valentini – Trebbiano d’Abruzzo Doc 1973 – Loreto Aprutino (PE)

Ovviamente più si va in dietro nel tempo più si corrono rischi con le bottiglie ed in effetti alcuni vini presentavano netti segnali d’ossidazione, il tutto comunque è stato assai interessante e ci ha dato la possibilità di toccare con mano (con occhi, naso e bocca per la verità) la tenuta nel tempo e l’evoluzione dei vini a base Trebbiano.

Un piccolo appunto in merito al quantitativo di vino servito, in dosi praticamente omeopatiche, questo è capibile per quanto riguarda le bottiglie più vecchie, disponibili ovviamente in quantità assai ridotta, molto meno però per quanto riguarda i vini più giovani.
Quantitativi così ridotti spesso non consentono neppure di apprezzare e valutare visivamente il vino.

In merito a quanto degustato abbiamo trovato semplice, pulito, fresco, fruttato il vino di Inalto, caratterizzato da un bel color verdolino luminoso.
Incipiente nota ossidativa per il vino di Tiberio, dal color giallo dorato e dal sentore di mela stramatura.
Interessante il vino di Citra, dal color dorato luminoso, con intensi sentori di frutta gialla e frutta tropicale e con accenni piccanti di zenzero.
Decisamente atipico il vino di Cantina Tollo, ottenuto tramite macerazione sulle bucce (come nell’antica tradizione contadina, dice la scheda), dal color ambrato-ramato e dai sentori di mela stramatura.
Veramente notevole il vino di Masciarelli, dall’impressionante freschezza, verticalità e mineralità a diciassette anni dalla vendemmia, un vino di grande eleganza che ci ha molto colpiti.
Molto interessante il Trebbiano di Emidio Pepe, complesso, intenso, dall’amplio spettro olfattivo e dall’acidità ancora tagliente a quasi trent’anni dalla vendemmia.
Non valutabile il vino di Barone Cornacchia, purtroppo la bottiglia che a noi è toccata era completamente ossidata.
Infine affascinante assaggiare un vino di cinquant’anni, il Trebbiano di Valentini era ancora completamente vivo e sapido, nonostante i sentori fossero ormai (ovviamente) tutti giocati su note terziarie.
Lorenzo Colombo