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Bulichella

Assai curiosa la storia di Bulichella, di proprietà, dal 1999 della famiglia Miyakawa.
Una storia che parte dal Giappone, transita da Roma e Torino per arrivare infine a Suvereto.

Siamo nel 1960 ed un giovane Hideyuki Miyakawa parte dal Giappone in motocicletta  per un lungo viaggo che, attraverso molti paesi, lo porterà a Roma.
E’ l’anno dei giochi olimpici e Hideyuki trova lavoro come corrispondente estero di un giornale giapponese.

Hideyuki Miyakawa

In veste di corrispondente, nel novembre dello stesso anno si reca a Torino, dove è in corso di svolgimento il Salone dell’Automobile.
Qui incontra Maria Luisa Bassano, che sposerà due anni dopo; la coppia si trasferisce a Torino dove Hideyuki diventa socio di Giorgetto Giugiaro ed insieme, nel 1968, fondano la Italstyling  che successivamente diventerà la famosa Italdesign.
Negli anni Hideyuki collaborerà anche con il settore corse dalle motociclette Sukuki.

Ora siamo nel 1983 e i Miyakawa unitamente ad altre tre famiglie fondano una specie di comune a Suvereto: nasce così Bulichella.
Nel 1992 la famiglia Miyakawa si trasferisce definitivamente a Suvereto e nel 1999 rileva le quote degli altri soci, diventando i proprietari unici di Bulichella.

E’ negli anni ’90 che Bulichella decide di far diventare la viticoltura l’attività principale dell’azienda che attualmente può contare su 14 ettari a vigneto e 10 ad oliveto.
L’approccio è sin da subito orientato ad un concetto ecologico e l’azienda è certificata Bio sia per quanto riguarda i vini come pure per gli altri prodotti agricoli e per tutto quanto viene servito al ristorante della struttura agrituristica.
I principali vitigni sono i cosiddetti internazionali, Cabernet franc e sauvignon, Syrah, Merlot, Petit verdot, non manca però il tipico vitigno toscano, ovvero il Sangiovese; unica concessione ai vitigni a bacca bianca è data dal vermentino, uva con la quale si produce l’unico vino bianco dell’azienda.
In totale vengono prodotti otto vini, sei dei quali rossi, il settimo è un vino rosato prodotto con uve Syrah.
Ci troviamo in Val di Cornia, a poco meno d’una ventina di chilometri in liea d’aria a sud di Bolgheri ed ad una decina dal mare, le caratteristiche dei vini sono quindi influenzate da queste condizioni climatiche ed ambientali.

Molta cura è dedicata anche all’habillage dei vini, le etichette hanno subito un’operazione di restyling nel 2018, quella del “Rubino” rappresenta la famiglia  Miyakawa (Hideyuki, Maria Luisa ed i sette figli) sotto forma di cinghiali, mentre sull’etichette dell’”Hide” è rappresentata una Jaguar che sfreccia tra i vigneti, a significare la passione ed i passato nel modo dell’automobile di Hideyuki.

I vini

La nostra degustazione ha riguardato due dei vini aziendali, il Rubino e l’Hide, ecco le nostre impressioni:

 – Costa Toscana Rosso Igt “Rubino” 2017
Il “Rubino” rappresenta il vino storico dell’azienda, composto da 50% Sangiovese, 25% Merlot e 25% tra i due Cabernet, franc e sauvignon, provenienti da vigneti situati a Suvereto ed allevati in parte a Guyot ed in parte a Cordone speronato.
La fermentazione si svolge in acciaio mentre l’affinamento parte in acciaio e parte in barriques usate.
Se ne producono 30.000 bottiglie/anno.

Si presenta nel bicchiere con un color rubino molto intenso e vivace, con unghia violacea.
Intenso al naso, si colgono frutti rossi maturi, prugne e more, anche in confettura, spezie dolci, vaniglia, tabacco dolce ed un accenno di pepe e peperone, un naso che denota quindi una buona complessità.
Strutturato, morbido, con tannini importanti ma vellutati, emerge il sentori di liquirizia forte e ritroviamo le note di frutta rossa matura e di spezie dolci, ma anche i ricordi di pepe e peperone, lunga infine la sua persistenza.

 – Costa Toscana Syrah Igt “Hide”2016
Le uve provengono da un vigneto sito a Suvereto ed allevato a Guyot, la fermentazione alcolica si svolge in barriques aperte  con una macerazione di circa tre settimane, mentre l’affinamento avviene in barriques francesi per diciotto mesi ai quali segue un ulteriore anno di sosta in bottiglia.
2.500 le bottiglie prodotte annualmente.

Profondissimo il colore, con unghia violacea.
Intenso e fruttato al naso, prugne secche, confettura di more e di marasche, speziato, note pepate ed accenni vanigliati, balsamico, foglie di tabacco scuro.
Strutturato, profondo, deciso al palato, liquirizia forte amara, note piccanti di pepe, note scure di more, tannini morbidi, lunga la sua persistenza.
Lorenzo Colombo