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La “Brezza” del Garda e lo Chardonnay

La sede della cantina

L’Associazione Agraria Riva del Garda è nata nel 1926 con lo scopo di sostenere l’agricoltura nell’Alto Garda, trent’anni dopo, nel 1957 viene fondata la cantina alla quale, nel 1965 viene aggiunto il frantoio e nel 2000 si trasforma in Società Cooperativa col nome di Agraria Riva del Garda, che al giorno d’oggi può contare su oltre 280 associati che conferiscono circa 33.000 q.li d’uva.

I soci della cantina

La produzione di vino è distribuita su quattro diverse linee: la linea Classica, destinata alla GDO prevede sia vini in bottiglia come pure in bag in box, ma anche in fusti, viene inoltre venduto sfuso direttamente presso lo shop aziendale.
La linea Collezione Apponale, composta da 12 etichette destinate al canale Ho.Re.Ca.
La linea Selezioni, destinata ai prodotti di punta e composta da sei etichette ed infine la linea Bollicine di Riva, destinata ai vini spumanti.

Noi abbiamo assaggiato lo spumante di punta di quest’ultima linea, ovvero il Trento Doc “Brezza Riva” Riserva ed una miniverticale di due annate del Trentino Chardonnay della linea Selezioni.

 – Trento Doc “Brezza Riva” Riserva Pas Dosè 2016
Chardonnay in purezza, da uve provenienti da un vigneto appositamente selezionato, situato nel comune di Tenno, a 500 metri d’altitudine, il sistema d’allevamento è  la Pergola trentina con una resa di circa 90 q.li/ettaro.
I suoli, tendenti al calcareo hanno un alto contenuto in argilla.
La vendemmia viene leggermente anticipata per mantenere l’acidità, fondamentale per la produzione di uno spumante, le uve vanno direttamente in pressa, senz’essere in precedenza diraspate, dopo la decantazione statica l’85% del mosto viene posto in vasche d’acciaio per la prima fermentazione, mentre il rimanente 15% fermenta in barriques.
In primavera si prepara la Cuvée e quindi il vino viene posto in bottiglia per la rifermentazione dove rimane per 36 mesi prima della sboccatura.

Quello del Trento Doc è un progetto nato nel 2016, di conseguenza quello che andiamo ad assaggiare è la prima annata per questo vino che è stato messo in commercio a fine settembre.
Parte del progetto è anche quello di provare l’affinamento a pressione costante, per questo motivo, nel mese di giugno, 1.216 bottiglie di questo vino sono state poste ad affinarsi nei fondali del Lago di Garda.

Vigneti vista lago

Nel bicchiere si sviluppa una spuma abbondante e prontamente evanescente, come in effetti dovrebbe essere, l’effervescenza è data da numerose e persistenti piccole bollicine, mentre il colore è giallo paglierino brillante, con riflessi color oro verde. Tutto perfetto sinora.
Andiamo alla fase olfattiva che ci riserva un naso ampio ed elegante, fresco, intenso e fragrante, con sentori di lieviti, crosta di pane e brioche , frutta a polpa bianca, pesca e mela, agrumi.
Fresco e succoso al palato, decisamente sapido, quasi salino, emergono gli agrumi, in primis un cedro maturo, poi pesca e pera matura ed accenni di fiori d’acacia, lunghissima infine la sua persistenza.

Notevole risultato per questo vino, soprattutto considerando che è alla sua prima annata di produzione,
saremmo curiosi di poter assaggiare la versione affinata sui fondali del lago, quando sarà pronta.

 – Trentino Doc Chardonnay “Loré”
Le uve, 85% Chardonnay e 15% Incrocio Manzoni bianco, provengono da vigneti situati nel comune di Tenno, in località Piazze, situati a 250 metri d’altitudine hanno un’esposizione Sud-Est, sono allevati a Pergola trentina ed hanno una resa è di circa 90 q.li/ettaro.
I suoli, tendenti al calcareo hanno un alto contenuto in argilla.

Sono due le annate che abbiamo degustato, differenti tra loro sotto molti aspetti.
Vediamoli:

2018 – La vendemmia è stata effettuata i 4 settembre, leggermente in anticipo, per conservare l’acidità, le uve, precedentemente raffreddate, sono state diraspate ed è stata effettuata una macerazione pre-fermentativa della durata di poche ore.
La fermentazione alcolica si è svolta per il 50% in vasche d’acciaio e per l’altra metà in barriques e tonneaux parte dei quali nuovi.
Sono stati effettuati batonnage settimanali sino alla fine di maggio 2019, s’è quindi proceduto all’assemblaggio a inizio luglio ed all’imbottigliamento verso la fine dello stesso mese.
La produzione è stata di circa 5.000 bottiglie che sono rimaste a riposare, prima della commercializzazione per oltre tre mesi.

2019 (non ancora in commercio)
In questo caso a fermentazione alcolica si è svolta totalmente in barriques e tonneaux dove il vino ha poi sostato in affinamento sulle fecce sino al mese di maggio 2020 con batonnage settimanali.
L’assemblaggio del vino è avvenuto a fine giugno e l’imbottigliamento a fine luglio.
Ne sono state prodotte 3.918 bottiglie dove il vino ha sostato per almeno cinque mesi prima della commercializzazione.

Oltre alle differenti impostazioni enologiche, nei due vini degustati cambia anche la tappatura, in materiale sintetico per la 2018 ed in sughero monopezzo per la 2019.
Ma andiamo a scoprire le differenze dal punto di vista organolettico:

 – 2018 – Color paglierino-verdolino luminoso. (Alla vista sembrerebbe più giovane rispetto al 2019).
Intenso al naso, ampio, si colgono note vanigliate (zucchero vanigliato) e tostate, legno dolce, frutto giallo maturo,  note tropicali, accenni d’agrumi.
Strutturato e morbido, succoso, intenso, con accenni piccanti che rimandano allo zenzero ed al pepe bianco, ritroviamo le note tostate e di vaniglia, di frutto giallo maturo (pesca ed albicocca), frutta disidratata, agrumi, lunga la sua persistenza su note leggermente piccanti.

2019 – Color giallo paglierino, leggermente più intenso del precedente, mancano i riflessi verdognoli.
Discretamente intenso al naso dove emerge la frutta a polpa gialla con note tropicali che rimandano all’ananas, ricordi di zucchero filato.
Fresco e succoso, sapido ed al contempo morbido, strutturato, con bella e rinfrescante vena acida, torna decisa la frutta gialla matura, accenni d’agrumi maturi, leggere note piccanti, lunga la sua persistenza su accenni di zenzero.

Considerazioni: si tratta di due vini stilisticamente molto differenti, quasi provenissero da diversi produttori,  più complesso il 2018, con un’impronta più da “borgognone”; più giocato sull’immediatezza, sul frutto maturo e sulla carnosità il 2019.
Li accomuna quella curiosa e leggera nota piccante che si percepisce nel fin di bocca.
Per quanto ci riguarda abbiamo percepito maggiormente l’uso del legno (sotto forma di note vanigliate) nel vino dell’annata 2018, quello che in realtà ha visto solamente la metà del mosto fermentare in barriques e tonneaux.

Se dovessimo sceglierne uno (gusto personale, ovviamente) opteremmo per quello dell’annata 2018, ma, probabilmente, il 2019 paga lo scotto dell’estrema gioventù (non per nulla non è ancora in commercio), sarebbe quindi interessante provarlo tra qualche mese.
Lorenzo Colombo