Viva: Vini Valtellina atto secondo
Dal 12 al 14 settembre (con un’appendice, dedicata unicamente alla stampa il giorno 15) si è tenuta la seconda edizione di ViVa: “Tre giorni per scoprire il Nebbiolo delle Alpi e la Valtellina”, così recitava il sito dedicato all’evento.
I primi due giorni sono stati dedicati agli appassionati, i quali, sabato 12 potevano scegliere tra diverse esperienze dedicate alla conoscenza del territorio e dei vini che vi si producono, le proposte prevedevano: Wine Trekking tra i vigneti valtellinesi, ovviamente con degustazione finale, E-Bike Wine Tour, ovvero tour tra i vigneti in E-Bike, sempre seguito dalla degustazione di vini e Tour guidato nel centro storico di Sondrio, sempre seguita da una degustazione, inoltre, presso Palazzo Martinengo erano allestiti i banchi di degustazione di 40 cantine, gestiti direttamente dai produttori, dove si potevano assaggiare e far spiegare oltre un centinaio di vini.
La giornata di domenica, sempre dedicata agli appassionati precedeva esperienze dirette presso le varie cantine del territorio, ciascuna delle quali aveva organizzato uno specifico programma che prevedeva, oltre alla degustazione dei vini, anche di annate vecchie e di verticali, pranzi, visite ai vigneti, esperienze di costruzioni di blend personali e molto altro, secondo la fantasia di ciascun produttore.
L’affluenza è stata notevole, circa 3.000 persone (il doppio rispetto alla prima edizione), anche provenienti dall’estero.
Ma veniamo alla parte che maggiormente ci interessa, ovvero il programma dedicato alla stampa, che come sopra accennato si svolgeva su due giorni.
Il pomeriggio di lunedì 14 era riservato alle degustazioni libere presso i banchi d’assaggio di 40 produttori dislocati in cinque diverse location: Palazzo Pretorio, Palazzo Cima 11, Palazzo Sertoli (dove prima delle degustazioni abbiamo potuto pranzare), Sala Zuccoli e MVSA (Museo Valtellinese di Storia e Arte).
I vini in degustazione erano oltre 130, noi per la verità non ne abbiamo assaggiati molti, come scritto più volte non amiamo le degustazioni in piedi, seppur utili per parlare e confrontarci coi produttori, troviamo assai difficile prendere appunti con il bicchiere in una mano, il taccuino nell’altra e con magari altri avventori che attendono il loro turno, e, senza prendere appunti ci rimane ben poco di quanto assaggiato, se non unicamente se ci è o meno piaciuto.
Vigneti dall’elicottero
Andando a memoria, tra i pochi assaggi effettuati, soprattutto scegliendo tra le aziende che meno conosciamo (ne abbiamo scelto tre), ci sono piaciuti i vini di Retica Vini, azienda di recente costituzione con vigneti nelle zone del Grumello e dell’Inferno, ma che produce unicamente vini ad IGT seppur utilizzando il vitigno Nebbiolo.
Ci sono piaciuti particolarmente il Roe, fermentato ed affinato in acciaio, vino propostoci in due diverse annate, la 2020, fruttata, floreale, elegante, strutturata e succosa e la 2023, ancora in affinamento, un vino con le caratteristiche del precedente, seppur giocate su sensazioni più giovani e che ci è parso promettere molto bene.
Molto interessanti anche il Panau 2020 le cui uve provengono dalla zona Dossi Salati del Grumello, che in questo caso matura per almeno un anno in botti di rovere di Slavonia, vino speziato, con sentori di frutta rossa matura, fresco e succoso al palato e con uso del legno ben calibrato.
Di Pizzo Coca, altra azienda giovane, presente sul mercato da meno di 15 anni abbiamo apprezzato il Valtellina Superiore Rino 2023, vino non ancora in commercio che si presenta con sentori di fiori appassiti, fresco, asciutto e di buona verticalità al palato.
Di Folini ci è particolarmente piaciuto il Valtellina Superiore Riserva L’Enrico 2023, balsamico, con un bel frutto maturo ed accenni di fiori appassiti, strutturato, dalla trama tannica morbida e dalla buona persistenza.
Show cooking
Nel pomeriggio c’era la possibilità di effettuare un tour in E-Bike tra i vigneti, opzione che avevamo apprezzato e vissuto lo scorso anno ma che questa volta abbiamo deciso di non effettuare a causa di un problema ad una mano.
In serata cena con show cooking da parte di Cesare Battisti, chef del Ristorante Ratanà di Milano che ha cucinato in diretta uno splendido risotto per i circa 250 partecipanti.
La mattina di martedì 15 abbiamo effettuato un giro in elicottero (come lo scorso anno) sopra i vigneti terrazzati, inutile dire l’emozione ed il pensiero è corso all’immane fatica che i viticoltori compiono nel gestire i minuscoli appezzamenti posti su impervie micro-terrazze.
“Chi glie lo fa fare?” abbiamo più volte pensato. (vedi alcune foto)
I relatori del convegno
A seguire trasferimento presso il Centro Le Volte per seguire il convegno “Chiavennasca: il Nebbiolo delle Alpi”, la prima parte, dedicata al vitigno ha visto il Professor Attilio Scienza ripercorrere la storia e l’identità della Chiavennasca, con riferimenti documentari che risalgono già al 1250, sottolineando come la Valtellina sia fortemente indiziata quale patria d’origine del Nebbiolo, vista la straordinaria ricchezza genetica di biotipi della varietà presenti sul territorio. Proprio da questo patrimonio discende il tema dei vigneti policlonali, costituiti da miscele di cloni complementari: una risorsa preziosa per preservare la biodiversità del Nebbiolo alpino, per garantire una maggiore resilienza all’andamento variabile delle annate e al cambiamento climatico, e per ottenere vini più complessi e interessanti.
Profilo sensoriale dell’annata 2024
La seconda parte era dedicata all’analisi dell’annata 2024, il Professor Gabriele Cola, agrometeorologo dell’Università degli Studi di Milano, ha inquadrato l’annata dal punto di vista climatico: un’annata caratterizzata da precipitazioni eccezionalmente abbondanti, a fronte di temperature rimaste comunque elevate, mentre Mattia Dell’Orto, Responsabile Ricerca e Sviluppo del Consorzio, ha presentato l’analisi sensoriale del Valtellina Superiore 2024.
La maturazione tardiva del Nebbiolo, unita alla ventilazione della valle e a un’ormai consueta attenta selezione in vigneto, ha consentito alle uve di completare la maturità fenolica preservando la freschezza. Ne sono derivati vini di grande equilibrio, caratterizzati da tannini fini e da un finale sapido, espressione di una forte identità territoriale e dell’eleganza che soltanto la montagna sa regalare.
Dopo il convegno e prima del pranzo conclusivo, tenutosi presso il Ristorante Trippi si sono potuti degustare alcuni vini, Valtellina Superiore e Sforzato dell’annata 2024, degustazione che (noi abbiamo degustato unicamente alcuni Valtellina Superiore) conferma quanto esposto durante il convegno, ovvero vini spesso fini ed eleganti nei profumi ma con una struttura più esile rispetto ad annate precedenti.
Tra quanto assaggiato ecco qualche vino che ci è particolarmente piaciuto:
– Valtellina Superiore Caterina di Folini, elegante al naso, fresco e succoso al palato.
– Valtellina Superiore Valgella Maferin di Balgera, frutto maturo e note dolci, succoso al palato.
– Valtellina Superiore Sassella Stella Retica di ArPePe, elegante al naso, floreale, fresco e succoso alla bocca.
– Valtellina Superiore Sant’Andrea di Bettini, intenso e fruttato, succoso e con leggere note piccanti.
– Valtellina Superiore Inferno di Caven, dal naso molto elegante, balsamico e floreale.
In conclusione s’è trattato di una manifestazione molto interessante e ben riuscita, unico appunto, peraltro già espresso lo scorso anno, è che avremmo gradito la possibilità di degustare i vini (anche se non tutti ovviamente) con più calma, ovvero seduti, in una sala con servizio, in modo d’avere un’opinione più precisa di quant’assaggiato.
Lorenzo Colombo