, , ,

Oltrepò: Terra di Pinot Nero

Lo scorso 2 dicembre presso il Ristorante DaDa in Taverna, a Milano, si è tenuto il secondo incontro tra stampa ed operatori ed il gruppo di produttori oltrepadani riunitosi sotto il nome di “Oltrepò: Terra di Pinot Nero”.
L’evento dal titolo “Talk ’n’ Toast – Conversazioni sul Pinot Nero: terroir a confronto dalla Borgogna all’Oltrepò” è seguito a quello tenutosi lo scorso 27 settembre presso l’Antica Tenuta Pegazzera, a Casteggio ed ha lo scopo valorizzare e far meglio conoscere i vini ottenuti da questo vitigno nelle due tipologie, Rosso e Metodo Classico.

Il Pinot nero e l’Oltrepò Pavese

Produttori e relatori

La superficie mondiale di Pinot nero è stimata attorno ai 112.000 ettari (dati OIV 2015), in Italia se ne trovano poco più di 4.700 ettari, dei quali circa 3.000 ha (dati 2021), ovvero il 63%, sono situati in Oltrepò Pavese, il che ne fa il terzo distretto viticolo come estensione di questo vitigno, dopo Champagne e Borgogna.

S’ipotizza che un vitigno che “potrebbe” essere un progenitore dell’attuale Pinot nero fosse presente in Oltrepò già in epoca romana, mentre le prime citazioni più attendibili risalgono al 1500.
Invece è certo che nella seconda metà dell’Ottocento a Rocca de Giorgi vengono impiantati alcuni ettari con cloni di Pinot nero provenienti dalla Francia.

Messo a dimora specialmente per farne basi spumante nel 1865 dalla collaborazione tra il Conte Augusto di Vistarino che aveva importato le barbatelle dalla Borgogna ed i Fratelli Gancia nasce quello che allora veniva chiamato lo “Champagne italiano”.
Dopo Gancia altri produttori piemontesi utilizzano il serbatoio di Pinot nero dell’Oltrepò per la produzione dei loro spumanti, nomi come Riccadonna, Cinzano, Martini & Rossi (e in anni molto più vicini a noi Berlucchi).
Nel 1912 poi lo spumante oltrepadano sbarca negli Stati Uniti, infatti ad accogliere i nostri emigranti accanto alla statua della Libertà svetta il cartello pubblicitario del “Gran spumante Svic” (Società Vinicola Italiana di Casteggio).

Con l’avvento delle denominazioni d’origine, il Pinot nero viene sin da subito autorizzato in Oltrepò, nel 1970 arriva la Doc per l’Oltrepò Pavese ed una delle tipologie autorizzate al suo interno è per l’appunto l’Oltrepò Pavese Pinot, senza specificazione di colore, può infatti essere prodotto nelle tipologie bianco, rosato e rosso utilizzando indifferentemente Pinot grigio e/o Pinot nero.

Armando Castagno e Filippo Bartolotta

Nel 2007, in una delle diversi revisioni del disciplinare di produzione, nasce la Docg Oltrepò Pavese Metodo Classico, prodotto sia in versione bianco che rosé, dove il Pinot nero dev’essere presente per un minimo del 70%, se poi in etichetta si vuole menzionare il vitigno, ovvero Docg Oltrepò Pavese Metodo Classico Pinot Nero la sua percentuale minima sale all’85%.
Per le tipologie Rosé fu inoltre coniato il termine Cruasè, una contrazione di Cru e Rosé, quest’ultima tipologia, negli intenti d’allora, avrebbe dovuto essere il portabandiera della produzione spumantistica oltrepadana, ma la realtà si è rivelata ben diversa, con numerosi produttori che non usano questo termine sui loro spumanti rosati.

Infine, nella nuova modifica del disciplinare del 2010 viene introdotta la denominazione Pinot Nero dell’Oltrepò Pavese Doc, riservata unicamente al vino rosso con percentuale minima del 95% del nostro vitigno.

Il Pinot nero però è autorizzato, in percentuali diverse, in numerose altre tipologie dell’Oltrepò Pavese Doc, ovvero:

 – Oltrepò Pavese Pinot Nero Doc (vinificato in bianco o rosato): min. 85%
– Oltrepò Pavese Doc (Rosso e Rosato): ma. 45%
– Casteggio Doc: max. 35%
– Oltrepò Pavese Pinot Grigio Doc (vinificato in bianco o rosato): max. 15%
– Oltrepò Pavese Riesling Doc: max. 15%
Il vitigno è inoltre autorizzato nella produzione dell’Igt Provincia di Pavia

Ma torniamo all’incontro del 2 dicembre, dove, dopo le interessanti relazioni di Filippo Bartolotta e Armando Castagno sono stati allestiti i banchi d’assaggio dei 23 produttori presenti con oltre una sessantina di vini in degustazione, tra Pinot Nero (vinificati in rosso) e Metodo Classico.

Noi ci siamo concentrati sull’assaggio di quest’ultimi e ne abbiamo potuto degustare, anche se in maniera un poco frettolosa, una quarantina, prima però di segnalare quelli che maggiormente ci sono piaciuti, ci paiono d’obbligo alcune annotazioni.

Nonostante, come sopra descritto, esista una specifica denominazione che riguarda il Metodo Classico oltrepadano, ovvero la Docg Oltrepò Pavese Metodo Classico, non tutti i produttori la utilizzano, non parliamo poi dell’utilizzo del termine Cruasè per gli spumanti Rosé, quasi completamente snobbato.

Diversi produttori preferiscono utilizzare il generico VSQ (Vino Spumante di Qualità), in uno abbiamo trovato l’ormai desueto termine “Classese”, nato in Oltrepò Pavese quando si cercava un nome per definire gli Spumanti rifermentati in bottiglia dopo la proibizione dell’utilizzo  dell’espressione “Metodo Champenoise” sino ad allora utilizzata, mentre un altro utilizza il vocabolo “Talento” anche questo nato in quel periodo ed ormai usato da pochissimo produttori, soprattutto trentini.
Per quanto riguarda poi la locuzione “Cruasé”, l’abbiamo trovata unicamente su quattro degli otto Spumanti Rosé presenti.

Nella nostra degustazione, come dicevamo un poco frettolosa -non abbiamo preso appunti, ma ci siamo annotati unicamente un valore di gradimento dei vini- abbiamo colto un notevole miglioramento qualitativo generale di questi Metodo Classico -in verità era da un po’ di tempo che non ne assaggiavamo così tanti contemporaneamente- in modo particolare in quelli bianchi, mentre su quelli Rosé in genere, ci pare che il progresso qualitativo non abbia avuto lo stesso passo.

Ecco quindi i nostri preferiti:

 – “Vergomberra” – Oltrepò Metodo Classico Docg 2012 – Bruno Verdi 
85% Pinot nero e 15% Chardonnay, tipologia Extra Brut, almeno 42 mesi sui lieviti.

“Vergomberra” – Oltrepò Metodo Classico Docg 2016 – Bruno Verdi 
Come sopra.

Spumante Metodo Classico Extra Brut Bianco 2018 – Frecciarossa 
Da uve Pinot nero in purezza.

VSQ Pinot Nero Brut Millesimato 2016 – Monsupello 
90% Pinot nero e 10% Chardonnay

“Luogo d’Agosto” – VSQ Pinot Nero Bianco Metodo Classico Dosaggio Zero 2017 – Alessio Brandolini 
Pinot nero in purezza.

 – “Farfalla Cave Privée – Pinot Nero Metodo Classico Docg 2013 – Ballabio 
Pinot nero in purezza.

VSQ Pinot Nero Brut Millesimato 2015 – Monsupello 
90% Pinot nero e 10% Chardonnay

Oltrepò Pavese Metodo Classico Docg Cruasé – Tenuta Mazzolino 
Pinot nero in purezza, 60 mesi sui lieviti.

“Gran Cuvée” -Blanc de Noir – Metodo Classico Docg Extra Brut 100% Pinot Nero Millesimato 2017 – Tenuta Travaglino 
Pinot nero in purezza, almeno 36 mesi sui lieviti.

Spumante Metodo Classico Brut Classese 2014 – Az.Agr. Quaquarini Francesco Bio 
Pinot nero in purezza.

“Martinburgo” – VSQ Pinot Nero Metodo Classico – Az. Agr. La Travaglina 
90% Pinot nero e 10% Chardonnay, almeno 30 mesi sui lieviti.
Lorenzo Colombo